“ZAGOVOR NA EDNAKVITE”: [MACEDONIA]: SULL’INACCETTABILE SILENZIO E SULLA PAURA DELLA CRITICA… ( VERSIONE ITALIANA E INGLESE)

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Nota RadioAzione: Di seguito il testo dei compagni macedoni del sito anarchico di controinformazione “Zagovor Na Ednakvite”. Testo, tra l’altro, preannunciato nell’ultimo scritto degli stessi compagni e pubblicato sempre su RadioAzione sulla paura critica e il silenzio durante gli scioperi della fame contro le abolizioni di leggi in Grecia. Quindi noi come RadioAzione non siamo gli unici “appestati”, e questo si era già capito leggendo su qualche sito di controinformazione testi di critica verso quella forma di lotta “democratica” che non sono mai stati tradotti nemmeno in inglese (nonostante la dicitura “il testo è in via di traduzione”). Essendo RadioAzione un sito che non pubblica tutto quello che arriva via mail, o traduce tutto quello che compare su altri siti, non mi aspetto che lo facciano gli altri. Di contro abbiamo sempre fatto autocritica quando ce ne stato bisogno, perché siamo così e pensiamo che sia molto più degna un’autocritica che mille parole da guerrieri incoerenti. Come avvenuto per i testi precedenti “oscurati”, diamo la possibilità di leggere il testo dei compagni macedoni anche in lingua inglese così che non sia solo una certo tipo di controinformazione a dettare cosa vada pubblicato e cosa no, quale sia la strada anarchica da percorrere e quella da evitare, chi sono i fieri e chi gli appestati:

Non abbiamo mai avuto intenzione di fare del nostro blog una agenzia stampa, meramente pubblicando notizie e traducendo dichiarazioni, perché non siamo né giornalisti né traduttori, ma anarchici. Portiamo avanti il sito di controinformazione per la nostra affinità con la lotta, che ci fa partecipi nella lotta anarchica, e non spettatori o cronisti dello spettacolo. Per questo motivo non ci possiamo accontentare solo di traduzioni e di sventolare gli striscioni a sostegno delle azioni dei nostri compagni, perché facendo parte delle lotta ed “essendo anarchici” sentiamo il bisogno di osservare criticamente quello che sta accadendo nelle lotte attuali, dove ci stanno portando e dove ci collochiamo noi in esse (come le azioni intraprese dai nostri compagni), e quindi di arricchire la lotta anarchica con un flusso di idee, per sfuggire alla rigidità del momento e al silenzio dello spazio di controinformazione anarchica.

Nei mesi scorsi abbiamo assistito ad una lotta molto intensa in Grecia, ma le numerose agitazioni hanno sollevato anche molte questioni. Purtroppo ben poca discussione è apparsa negli spazi di controinformazione, e sembrava come se ogni approccio agli eventi accaduti in Grecia fosse “proibito” i ignorato, sia dalla maggior parte dei siti di controinformazione che dai compagni che hanno preso parte agli eventi. Un atteggiamento alquanto inaspettato all’interno delle tensioni anarchiche, e che di per sé dovrebbe essere oggetto di una critica a parte.

Naturalmente, il sostegno e la solidarietà con qualsiasi lotta che i nostri compagni hanno intrapreso devono essere presenti. (Si noti che abbiamo usato il termine “compagni”, perché non intendiamo sostenere “ogni individuo o gruppo che si dichiara anarchico”, e ancora di meno comunista o altre stronzate di Sinistra. Noi condividiamo la nostra affinità con la tensione anarchica individualista e nichilista, e dato che gli anarchici d’azione appartengono a questa tensione esprimiamo la nostra solidarietà a loro. Molti siti di controinformazione scelgono di pubblicare le azioni e le dichiarazioni di gruppi molto differenti tra di loro, dai combattenti per l’autonomia del popolo kurdo, dei gruppi comunisti, della guerriglia urbana marxista, fino ai gruppi nichilisti e alle cellule della FAI/FRI. Non riusciamo a capire come tutte queste tensioni separate, di cui maggior parte “ostili” l’una all’altra, possono trovare spazio comune sullo stesso sito di controinformazione “anarchica”. Ovvio, anche questo è una questione che dovrebbe essere discussa). Possiamo anche essere d’accordo con l’idea di alcuni compagni che in certi momenti sensibili, come durante un lungo e rischioso sciopero della fame, dovremmo essere più prudenti nei nostri discorsi e tenere a mente la fragile posizione dei compagni in sciopero della fame, ma questo non significa che dobbiamo rimanere in silenzio quando assistiamo all’abbandono dei concetti basilari dell’anarchia. Non siamo d’accordo con questi stessi compagni quando dicono che si deve tenere conto del tempismo e che ogni discussione deve svolgersi solo alla fine dello sciopero della fame. Chi può decidere quando è il momento giusto per una discussione critica, soprattutto quando alcuni di noi definitivamente sentono che dovrebbe essere discusso qui ed ora? La solidarietà e il sostegno alla lotta devono essere accompagnate da un approccio critico, perché questi sono degli aspetti inseparabili della lotta anarchica. Combattiamo contro il conformismo del pensiero – non possiamo permettere che si riproduca all’interno dei nostri stessi ambienti.

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“Per noi il sentimento dell’affinità è fondamentale nelle nostre lotte. Non ci consideriamo delle “prigioniere politiche” e non attacchiamo le istituzioni di Potere per migliorare la società.”
– Amélie Pelletier e Fallon Poisson

Avevamo già pubblicato un breve commento (Commento del sito di controinformazione macedone “Zagovor na ednakvite” sullo sciopero della fame in Grecia ) sulle contraddizioni che vediamo nel sostegno dei guerriglieri urbani nichilisti ad una lotta per l’abolizione di leggi specifiche. Vorremo qua approfondire queste riflessioni, dato che alcuni di questi anarchici sono dei nostri compagni, con i quali condividiamo sia l’amicizia che l’affinità, e per questo ci sentiamo in obbligo di porre queste domande inevitabili, come anche ci aspettiamo da loro di degnarci con le loro stesse riflessioni.

https://radioazione.org/2015/04/zagovor-na-ednakvite-macedoniacommento-del-sito-di-controinformazione-macedone-zagovor-na-ednakvite-sullo-sciopero-della-fame-in-grecia/

 

Non ci permettiamo di giudicare dalle nostre posizioni avvantaggiate le scelte che un detenuto deve fare per sopravvivere all’inferno della reclusione. Ci rendiamo conto che certe leggi specifiche rendono la vita del detenuto ancora più insopportabile, e che spesso il detenuto si sentirà forzato di fare delle scelte che non farebbe fuori dal carcere, per non cedere la propria vita nelle mani di coloro che detengono il Potere e attendere la loro pietà e il riconoscimento. Ogni voce di rabbia e ribellione del detenuto deve essere rispettata, perché ogni piccola battaglia vinta allenta la catena al suo collo, e si aggiunge alla dignità che il Potere ha cercato di sottrargli.

Ma noi qua non parliamo delle scelte dei detenuti. Noi parliamo delle scelte dei detenuti combattenti di guerriglia urbana nichilista, le cui azioni e parole hanno ispirato numerosi attacchi al Potere in tutto il mondo, che non scendevano a patti con nessuno e non accettavano la pietà di nessuno, che rimanevano indomiti anche sotto la frusta dei loro carcerieri, e che ispirano moli compagni anche oggi. Noi non parliamo della loro posizione verso lo sciopero della fame dei detenuti in generale, ma verso uno sciopero della fame organizzato da un corpo politico su iniziativa di organizzazioni comuniste e anarchiche con chiari motivi politici (riflessi anche nella stessa scelta di iniziare lo sciopero proprio dopo l’elezione di un governo di sinistra).

Comprendiamo perfettamente le lotte personali del detenuti, come lo sciopero della fame delle CCF per il rilascio dei loro famigliari o lo sciopero della fame di Mandylas per la sua scarcerazione, che abbiamo entrambe sostenuto. Queste lotte sono chiaramente di natura personale e sotto nessun aspetto si presentano come delle lotte anarchiche. Il problema che noi vediamo nei compagni che sostengono lo sciopero della fame per l’abolizione delle leggi, è che questa lotta è stata presentata come una lotta anarchica, come una lotta che apre la strada verso una società liberata, come un mezzo di lotta per la libertà. Non c’è bisogno di spiegare – o almeno speriamo – dove sta la contraddizione quando gli anarchici, in lotta per la distruzione totale dell’esistente, utilizzano l’unica arma che gli è rimasta quando sono stati presi in ostaggio dallo Stato – i loro corpi e le loro vite per una causa politica riformista, forse lasciandosi trascinare in un gioco politico ideato da gruppi e individui di sinistra. Vediamo la contraddizione in quei rivoluzionari che adottano – coscienti o meno – una retorica marxista, e che chiamano “compagni” dei guerriglieri comunisti, come nelle dichiarazioni firmate dalle CCF e da cellule FAI. Noi vediamo le contraddizioni quando le richieste poste da questi stessi “compagni” vengono collocate in un contesto anarchico, senza un approccio critico. Noi vediamo la contraddizione quando i guerriglieri urbani anarchici combattono fianco a fianco con i marxisti e altri nemici dell’anarchia e della libertà individuale, con lo scopo di “chiedere allo Stato” l’abolizione delle “leggi repressive” (come se fossero mai esistiti altri tipi di leggi). Sostenendo il tentativo di introdurre dei “cambiamenti istituzionali”. Ci si aspetta che i rivoluzionari di sinistra utilizzano tali mezzi nelle loro lotte. Ma come può un anarchico che ha rinunciato allo Stato e al suo apparato, e vive per vederli distrutti, ritrovarsi a sostenere una causa simile? E a quale scopo?

Non siamo del tutto riusciti a capire le motivazioni che hanno spinto i nostri compagni a sostenere lo sciopero della fame per l’abolizione delle leggi. Ci piacerebbe sentire le loro ragioni. Tuttavia, quali che siano le motivazioni, una cosa rimane chiara, almeno per noi: l’intero contesto dello sciopero di fame per l’abolizione delle leggi contiene troppa politica, e non c’è spazio per nichilisti/anarchici nella politica, e non c’è spazio per le alleanze tra nichilisti e politici nell’anarchia. E se questo era veramente un gioco politico, che ognuno che ha preso parte in esso prenda le proprie responsabilità. Come i compagni delle CCF avevano scritto nel passato: “Amare la responsabilità significa non aver paura di esporsi, di non vendersi per la salvezza di una pulita “buona” immagine pubblica. Quindi, rovesciamo tutti gli idoli, iniziando dai nostri.”

E già che siamo in tema dello sciopero della fame del DAK, vogliamo unirci alla critica di “Des Ruines” (“Per farla finita con il Prigioniero Politico”) – da tempo necessaria – del termine “prigioniero politico”, spesso letta nelle parole dei partecipanti allo sciopero. Le parole hanno un significato. Le parole ci possono liberare e incatenare, e per questo dobbiamo sceglierle con saggezza. “Prigioniero politico” è un termine sostenuto dallo Stato e dall’ideologia del dominio, perché il suo utilizzo divide i detenuti in base alla natura dei loro “crimini”, che implica una distinzione morale tra i reati “politici” e reati che sono “veramente illeciti”. Intenzionalmente o meno, questa distinzione può portare solamente al riconoscimento del sistema giudiziario e alla legittimazione del carcere come strumento di repressione, e perciò questo termine deve scomparire dalle bocche degli anarchici.

https://radioazione.org/2015/04/des-ruinesrivista-anarchica-francese-per-farla-finita-con-il-prigioniero-politico/

 

Un’altra cosa che ci lascia perplessi è perché lo sciopero della fame di Spyros Mandylas è stato marginalizzato? Perché il suo sciopero della fame non meritava la stessa solidarietà come la lotta del DAK? Ci rendiamo conto che il caso degli anarchici di Salonicco deve avere un contesto più profondo di quello che possiamo vedere da qua, ma in ogni caso certe cose dovrebbero essere esposte. Il compagno dichiara che 39 anarchici sono colpevoli per la sua detenzione in carcere. Questo è chiaramente una questione molto sensibile, possiamo capire. Ma è anche un’accusa molto seria, quindi come mai nessuno ha detto una sola parole per gettare un po’ di luce su questa situazione, senza prendere parte? E anche se tralasciamo i suoi motivi, il compagno è stato in sciopero della fame, chiedendo il proprio rilascio, per ben 54 giorni (!). Perché coloro che lo chiamano compagno sono rimasti in silenzio?

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Queste sono alcune delle domande e argomenti che secondo noi dovrebbero essere affrontati e che esigono delle risposte, anche se questo non è la prima volta che sono state sollevate. Ma per un motivo o un altro sembra che la maggior parte dei siti di controinformazione e alcuni compagni evitano di rispondere alle domande “problematiche”. Non vediamo alcun motivo per cui certe cose importanti che riguardano tutti noi dovrebbero essere avvolte nel buio. Siamo dei compagni in affinità e ci aspettiamo una sincera verità, e non un silenzio diplomatico. Speriamo che le domande che abbiamo posto, a prescindere dalla loro natura sensibile, incontrino finalmente qualche reazione.

Lasciamo che la nostra autocritica, il flusso dei pensieri sia una delle nostra armi nello scontro con il tutto esistente. Esprimere la verità, affrontare le proprie azioni e assumersi le responsabilità, tutto questo sono mezzi per sfidare le matrici dominanti del pensiero in un mondo di false immagini. Demoliamo le falsità e affrontiamo le nostre scelte senza inquietudini. Accettiamo il dibattito allo scopo di rafforzare sia le nostre posizione che i legami con i compagni in affinità.

PER UN MONDO DI CONTINUO ATTACCO CONTRO L’ESISTENTE

Zagovor na ednakvite, maggio 2015.

http://zagovornaednakvite.info/

Traduzione: RadioAzione [Croazia]

English Version:

“ZAGOVOR Na Ednakvite” – Anarchist Counterinformation Website [Macedonia]: About the unacceptable silence and the fear of critique…

We never had an intention of making a news agency out of our blog by posting only news and translating statements, because we’re not journalists or translators, but anarchists. We do our work on our counter information platform due to affinity with the struggle, which makes us participants in the anarchist struggle, not spectators or reporters of the spectacle. That is why we cannot be satisfied with mere translating and waving banners of support for the deeds of our comrades, because, being a part of the struggle and being anarchists, we feel the urge to critically observe what’s happening in the actual struggle, where it is going and where we stand in it (as well as the actions undertaken by our comrades) and thus enrich the anarchist struggle with a flow of ideas, so as to escape the momentary rigidity and silence of the anarchist counter-information space.

The past months were very intense for the struggle in Greece, but the turmoil of events left many questions raised. Unfortunately, very little discussion about these issues was seen on the counter-information space and it seemed as though any critical approach to the events in Greece was “forbidden” or ignored, both by most counter-information portals and by the comrades which took part in the events. A behavior most unexpected within anarchist tensions and one that should be a subject of separate critique.

Of course, there has to be support and solidarity with whichever struggle our comrades abroad have taken upon. (Note that we said comrades, which means we don’t mean support for any individual or group that claims themselves anarchists, or even less communist and other leftist crap. We share our affinity with the individualist and nihilist tension of anarchy and it is the anarchists of praxis belonging to that tension that we share our solidarity with. Many of the counter-info portals choose to “cover” the actions and statements of so many different groups, from fighters for the autonomy of the Kurdish people, communist groups, Marxist urban guerillas, to nihilist groups and FAI/IRF cells. We cannot understand how all those separate tensions, most of whom are hostile against each other, can find common space on the same anarchist counter-info portals. Of course, this too is a whole separate issue that needs to be discussed.) We also agree with the notion of some comrades that in some sensitive moments, such as during a long and perilous hunger strike, we should be more careful in our discourse and have in mind the fragile position of the hunger striking comrades, but that doesn’t mean that we should keep quiet when we see the basic premises of anarchy being abandoned. We disagree with those same comrades when they say that timing must be taken in consideration and that all discussion should be made only after the hunger strike had ended. Who is to decide when the time is right for critical discussion, especially when some of us certainly felt that it should be discussed here and now? The solidarity and support for the struggle must be accompanied by a critical approach, because those are inseparable aspects of the anarchist struggle. We fight against conformity of thought – we cannot allow reproducing it within our own circles.

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“For us the feeling of affinity is primordial in our struggle. We do not consider ourselves as “Political Prisoners” and do not attack the institutions of Power to improve society.”

– Amélie Pelletier and Fallon Poisson

We already published a short comment (https://radioazione.org/2015/04/zagovor-na-ednakvite-macedonia-comment-about-the-hunger-strike-english-version/) about the contradiction that we see in anarchist nihilist urban guerillas supporting a struggle which demands abolition of specific laws. We wish here to develop those reflections furthermore, since some of those anarchists are comrades of ours, with whom we share both friendship and affinity and thus we feel obliged to pose these inevitable questions, same as we expect them to honor us with their own reflections.

We do not dare to judge, sitting from the comforts of our position, the choices a prisoner must make in order to survive the hell of captivity. We realize that some specific laws make the prisoner’s life more unbearable than some others and that often times the prisoner would feel forced to make some choices that he wouldn’t make outside the walls, such as to surrender his own life in the hands of those in Power and wait for their mercy and recognition. Every prisoner’s voice of outrage and resistance is to be respected, for every small struggle he wins makes the chain on his neck a little less heavy and adds up to the dignity Power has attempted to strip him off.

But, we don’t talk about the choices of prisoners here. We talk about the choices of incarcerated nihilist urban guerilla warriors, whose actions and words inspired numerous attacks on Power throughout the entire world, who made pacts with no one and accepted no one’s mercy, who remained untamed even under the lashes of their captors and who inspire many comrades to this day. We talk about their position regarding not just any prisoners’ hunger strike, but a hunger strike organized by a political body at the initiative of members of communist and anarchist organizations with clear political motives (reflected even in the very choice to begin the strike right after the election of a leftist government).

We have full understanding for a personal prison struggle, such as the hunger strike of the CCF for the release of their relatives or Mandylas’s hunger strike for his release from prison, both of which we supported. Those struggles are clearly of a more personal nature and they didn’t for one bit pose as anarchist struggles. The problem we see in comrades supporting the hunger strike for the abolition of laws is that that struggle was being presented as an anarchist struggle, as a struggle that paves the way for a liberated society, as a means of fighting for freedom. There is no need to explain – or so we hope – where the contradiction lies when anarchists, fighting for a total destruction of the existent, use the only weapon they were left with when taken as hostages by the State – their bodies and their lives, for a reformist political cause, thus perhaps allowing themselves to be dragged into a political game conceived by leftist groups and individuals. The contradiction we see is when revolutionaries grown fond – deliberately or not – to a Marxist rhetoric, as well as communist guerillas are named comrades in statements issued by CCF and FAI cells. The contradiction we see is when the demands issued by those same “comrades” are being put in an anarchist context, with no critical approach. The contradiction we see is nihilist urban guerillas fighting side by side with Marxists and other enemies of anarchy and individual freedom, for the goal of demanding the State to abolish repressive laws (as if any other type of law has ever existed). Supporting an attempt to introduce institutional change. It is expected from leftist revolutionaries to include such means in their struggle. But, how can any anarchist who has renounced the State and its apparatus and lives to see them smashed finds himself supporting such a cause? And to what end?

We didn’t quite manage to understand the motives our comrades had when they decided to support the hunger strike for the abolition of laws. We are eager to hear their reasons. Yet, whatever the motives, one thing remains clear, at least to us: the whole background of the hunger strike for the abolition of laws had too much politics in it, and there’s no room for nihilists/anarchists in politics, as there’s no room for alliances between nihilists and politicians in anarchy. And if that was indeed a political game, let all who took part in it take responsibility for it. As the comrades from CCF once wrote: “Loving responsibility means not being afraid of being exposed, not to sell out yourself for the sake of an unwrinkled “good” public image. So, let all idols be torn down and first of all our own.”

And while we are at the subject of the DAK hunger strike, let us join the critique of “Des Ruines” (http://desruines.noblogs.org/post/2015/01/13/numero-1-janvier-2015/) – a critique long due – about the term political prisoner, often read in the words of the participants in the strike. Words have meaning. Words can liberate us and enslave us and thus we must choose them wisely. Political prisoner is a term the State and the ideology of domination favor, as its use divides the prisoners based on the nature of their “crimes”, thus implicating a moral distinction between “political” crimes and crimes that are “truly unlawful”. Intentionally or not, that distinction can result only in acknowledgement of the judicial system and justification of prison as a means of repression, which is why that term must be washed away from the mouths of anarchists.

***

Another thing that puzzles us is why was Spyros Mandylas’s hunger strike left marginalized? Why didn’t his hunger strike deserve the same solidarity as the DAK’s struggle? We realize that the story with the Thessaloniki anarchists must have a deeper background than the one we can see from here, but either way, some things need to be exposed. The comrade claimed 39 anarchists to be responsible for his incarceration. That is clearly a sensitive subject, we can see. But it is also a serious accusation, so how come no one spared a single word, to shed some light on the situation, if not to take a side? And even if we put his reasons aside, the comrade was on a hunger strike demanding his release for 54 days (!). Why did those that call him comrade keep their silence?

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These are some of the questions and issues we think need to be confronted and answered, although this is not the first time they were raised. But for one reason or another, seems like most of the counter-info portals and some comrades avoid answering “problematic” questions. We see no reason why some important things that affect us all should be concealed in darkness. We are comrades in affinity and we expect straight truth, not diplomatic silence. We hope these issues that we raised, regardless of their sensitive nature, will finally meet some feedback.

Let our self-critique, the flow of thought be one of our weapons in confronting the all-existent. Stating the truth, facing our own actions and taking responsibility for them are all means of defying the dominating matrices of thought in a world of false images. Let us break that falseness and face our choices without the unease of doing so. Let us embrace the debate for the purpose of strengthening both our positions and our ties with comrades in affinity.

FOR A WORLD OF CONTINIOUS ATTACK AGAINST THE EXISTENT

Zagovor na ednakvite, May 2015

http://zagovornaednakvite.info/

https://radioazione.org/2015/05/zagovor-na-ednakvite-macedonia-sullinaccettabile-silenzio-e-sulla-paura-della-critica-versione-italiana-e-inglese/#more-9223

https://radioazione.org

http://zagovornaednakvite.info/

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