Le frontiere sono le nostre prigioni

Migrants stand behind the barbed wire set by Macedonian police to stop thousands of migrants entering Macedonia illegally from Greece.

Negli stessi giorni in cui, a seguito di una rivolta al Brennero contro il ripristino della frontiera tra Italia e Austria, vengono fermati e imprigionati sei rivoltosi, viene resa pubblica una relazione annuale sull’export italiano 2015. I dati contenuti sono significativi: aumentate del 200% le autorizzazioni all’esportazione di armamenti il cui boom si registra verso i paesi in guerra.

I settori più rappresentativi dell’attività di esportazione sono aeronautica, elettronica per la difesa, armi leggere e munizioni, cantieristica navale e sistemi d’arma. Tra le industrie coinvolte compaiono Alenia Aermacchi, GE AVIO, Beretta, Piaggio Aero Industries, MBDA Italia e industrie Bitossi, quasi tutte di proprietà o partecipate dal gruppo Finmeccanica.
Un altro dato interessante è rappresentato dalla crescita esponenziale del ruolo di intermediazione finanziaria delle banche, tra le quali spiccano per volume d’affari Intesa San Paolo e Unicredit, seguite da un lungo elenco di banche minori e ‘popolari’.
Tutti dati senza precedenti che, come osserva senza vergogna ma anzi con soddisfatto compiacimento il governo, testimoniano la “consolidata ripresa del settore della Difesa a livello internazionale”.
Il business delle forniture belliche cresce di pari passo con gli interessi degli Stati e dei loro apparati. Niente di tutto questo può tradursi in benessere e sicurezza per tutti, come vorrebbero farci credere.
Le guerre generano morte, sofferenza, devastazione, povertà, migrazione.
Anche il controllo e lo sfruttamento dei flussi migratori permettono all’industria della guerra di mantenersi in vita.
Armi, frontiere, leggi antiterrorismo, vigilanza, sono i mattoni che costruiscono la nuova fortezza Europa. Il cemento che li lega è il consenso della gente manipolato dagli Stati attraverso il controllo dei media che inducono paura, odio, alienazione.
Questa fortezza deve crollare e con essa ogni muro innalzato per opprimere la libertà e la dignità dei popoli.
Coloro che hanno scelto di smettere di accettare passivamente tutto questo sabato 7 maggio al Brennero hanno rischiato la propria libertà per dimostrare ancora una volta che nonostante il mostro sia sempre più forte è destinato a incontrare ancora sul suo cammino chi lo combatte a testa alta.
Per questo non possiamo che sentirci solidali e complici con le compagne e i compagni colpiti dalla repressione.
CRI-LUCA-MIRIAM-STEFANO-SABRINA-NEMO LIBER*
NESSUNA FRONTIERA NESSUNO STATO
(A)
Spazio Anarchico Underground Bergamo

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