Natale

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Kordian (Giuseppe Ciancabilla)
È Natale. C’è nell’aria frizzante della via la voluttà del tiepido raccoglimento accanto al fuoco, in casa, dopo i pasti famigliari, nell’ora beata della digestione.
C’è nello sfarzo dei magazzini insolitamente ricolmi di merci e di cibarie, tutta una sfumatura di note vivaci che inneggiano alla vita, all’abbondanza, al piacere.
E c’è una grande maggioranza di persone – uomini e donne, vecchi e giovani, bambini e adulti – che muoiono o vanno lentamente morendo, per mancanza di tutto, di casa, di cibi, di vesti, di gioie.
Così, mentre le cose, la grande maggioranza delle cose, si sciupano nell’inutilità di servire agli uomini, si sciupano marcite, logorate, putrefatte, vi sono degli esseri che muoiono per la mancanza delle cose – o, meglio, non per la mancanza delle cose, ma perché vi sono altri uomini socialmente più forti, i quali impediscono loro di servirsene, ingiustamente.
Questa ingiustizia è così facile a comprendersi, e pure quei che ne soffrono non sanno, non vogliono capirlo. Solo il giorno in cui la verità avrà fatto la luce nelle loro anime, il Natale dell’umanità sarà per tutti tiepido, abbondante, felice.
(La Protesta Umana, anno II, n. 38 del 26/12/1903)

Notre Individualisme et autres textes… – Aviv Etrebilal

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Notre individualisme est un texte écrit à la première personne, à la fois vision personnelle de l’individualisme anarchiste et présentation volontairement accessible de cette pensée souvent méconnue ou caricaturée. Le besoin s’en faisait ressentir depuis déjà pas mal de temps, voici donc une modeste contribution, une goutte d’eau dans la mer des débats sur l’anarchisme, suivie de quelques classiques dépoussiérés pour l’occasion ou de textes plus récents qui ont attiré notre attention sur le sujet.
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Essere o parere anarchici

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Giuseppe Ciancabilla
Accade il contrario di quello che dovrebbe succedere. Per i più l’essere anarchici è una questione di forma; per i meno, per i pochi soltanto, è una questione di sostanza.
La forma, l’apparenza: ecco l’eterna ingannatrice che ci fa deviare dal giusto cammino della verità e ci trascina, in una dilettevole illusione, per i facili sentieri delle soddisfazioni momentanee.

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Verso la morte

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Giuseppe Ciancabilla
L’immensa, verde pianura di Farsaglia, soleggiata nel meriggio luminoso d’Aprile, brulicava di uomini. Pur non poteva dirsi animata, che tutto all’intorno incombeva il silenzio grave, triste, affannoso della preoccupazione e dell’incertezza, quasi della paura.
Mario De Lilla, che era giunto quella mattina stessa con una banda d’insorti, passava vagando, bevendo l’aria e il sole, attraverso quelle file e quei crocchi di esseri muti. Egli leggeva in ogni sguardo che lo fissava con una stupida curiosità, la stessa tremula indecisione di spirito. Poi, quando lo sguardo di quegli esseri si staccava rapidamente quasi stanco per lo sforzo dalla sua persona, tornava a spaziare laggiù verso l’orizzonte aperto, quasi infinito, appena circoscritto, in un fuggevole contorno bianco-azzurro, dalla catena dell’Olimpo.

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Essere o parere anarchici

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Giuseppe Ciancabilla
Accade il contrario di quello che dovrebbe succedere. Per i più l’essere anarchici è una questione di forma; per i meno, per i pochi soltanto, è una questione di sostanza.
La forma, l’apparenza: ecco l’eterna ingannatrice che ci fa deviare dal giusto cammino della verità e ci trascina, in una dilettevole illusione, per i facili sentieri delle soddisfazioni momentanee.

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Natale

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È Natale. C’è nell’aria frizzante della via la voluttà del tiepido raccoglimento accanto al fuoco, in casa, dopo i pasti famigliari, nell’ora beata della digestione.
C’è nello sfarzo dei magazzini insolitamente ricolmi di merci e di cibarie, tutta una sfumatura di note vivaci che inneggiano alla vita, all’abbondanza, al piacere.
E c’è una grande maggioranza di persone – uomini e donne, vecchi e giovani, bambini e adulti – che muoiono o vanno lentamente morendo, per mancanza di tutto, di casa, di cibi, di vesti, di gioie.
Così, mentre le cose, la grande maggioranza delle cose, si sciupano nell’inutilità di servire agli uomini, si sciupano marcite, logorate, putrefatte, vi sono degli esseri che muoiono per la mancanza delle cose – o, meglio, non per la mancanza delle cose, ma perché vi sono altri uomini socialmente più forti, i quali impediscono loro di servirsene, ingiustamente.
Questa ingiustizia è così facile a comprendersi, e pure quei che ne soffrono non sanno, non vogliono capirlo. Solo il giorno in cui la verità avrà fatto la luce nelle loro anime, il Natale dell’umanità sarà per tutti tiepido, abbondante, felice.
Kordian (Giuseppe Ciancabilla)
(La Protesta Umana, anno II, n. 38 del 26/12/1903)

Natale

Kordian (Giuseppe Ciancabilla)
È Natale. C’è nell’aria frizzante della via la voluttà del tiepido raccoglimento accanto al fuoco, in casa, dopo i pasti famigliari, nell’ora beata della digestione.
C’è nello sfarzo dei magazzini insolitamente ricolmi di merci e di cibarie, tutta una sfumatura di note vivaci che inneggiano alla vita, all’abbondanza, al piacere.
E c’è una grande maggioranza di persone – uomini e donne, vecchi e giovani, bambini e adulti – che muoiono o vanno lentamente morendo, per mancanza di tutto, di casa, di cibi, di vesti, di gioie.
Così, mentre le cose, la grande maggioranza delle cose, si sciupano nell’inutilità di servire agli uomini, si sciupano marcite, logorate, putrefatte, vi sono degli esseri che muoiono per la mancanza delle cose – o, meglio, non per la mancanza delle cose, ma perché vi sono altri uomini socialmente più forti, i quali impediscono loro di servirsene, ingiustamente.
Questa ingiustizia è così facile a comprendersi, e pure quei che ne soffrono non sanno, non vogliono capirlo. Solo il giorno in cui la verità avrà fatto la luce nelle loro anime, il Natale dell’umanità sarà per tutti tiepido, abbondante, felice.
(La Protesta Umana, anno II, n. 38 del 26/12/1903)

Ciancabilla, Contre l’organisation

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« Il n’est pas vrai que nous sommes des individualistes, si on essaye de définir ce mot en termes d’isolation et de séparation des éléments, évitant toute association dans la communauté sociale et supposant que l’individu puisse se suffire à lui-même. Nous soutenons le développement des initiatives individuelles. Quel anarchiste ne voudrait pas se rendre coupable de cet individualisme ? Si l’anarchiste est celui qui aspire à l’émancipation de toute forme d’autorité morale et matérielle, comment ne pourrait-il pas reconnaître que l’affirmation de son individualité, libre de toutes obligations et de l’influence autoritaire externe, est tout à fait bienveillante ? Car elle est la plus certaine des indications d’une conscience anarchiste. »

Contre l’organisation, La Protesta umana, 1903.

Brochure téléchargeable sur Infokiosques.net

Essere o parere anarchici

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Giuseppe Ciancabilla

 

 

Accade il contrario di quello che dovrebbe succedere. Per i più l’essere anarchici è una questione di forma; per i meno, per i pochi soltanto, è una questione di sostanza.

 

La forma, l’apparenza: ecco l’eterna ingannatrice che ci fa deviare dal giusto cammino della verità e ci trascina, in una dilettevole illusione, per i facili sentieri delle soddisfazioni momentanee.

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Verso la Morte

Tour_de_France_1906_(01)

Giuseppe Ciancabilla
L’immensa, verde pianura di Farsaglia, soleggiata nel meriggio luminoso d’Aprile, brulicava di uomini. Pur non poteva dirsi animata, che tutto all’intorno incombeva il silenzio grave, triste, affannoso della preoccupazione e dell’incertezza, quasi della paura.

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