Le testament de Michele Schirru

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Né à Padria (Sassari), le 19 octobre 1899 il émigra en Amérique du nord où il acquit la citoyenneté américaine. Devenu anarchiste il ressentait un ardent amour pour la liberté. Il conçut le projet de tuer Mussolini pour libérer l’Italie de la tyrannie fasciste. Arrêté à Rome le 3 février 1931, à l’hôtel Colonna, il fut conduit au commissariat de Trevi pour être interrogé et fouillé. Soudain, face au commissariat, il sortit son pistolet en criant “Viva l’anarchia !” et en tirant sur les policiers. Il se blessa lui-même à la joue. Le 28 mai, il fut condamné à la peine de mort par le tribunal spécial, pour délit avec préméditation. Il fut fusillé à l’aube du 29 mai 1931 dans la cour du fort Baschi. Avant d’avoir les yeux bandés, il cria deux fois : “Viva l’anarchia !” Dans la prison Regina Cœli de Rome, il avait auparavant réussi à confier son testament politique à une personne sûre, pour qu’elle le transmette à ses camarades. (Ugo Fedeli)
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Uccidere il tiranno

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Nota introduttiva

Da solo, all’appuntamento col tiranno, per ucciderlo. Da solo contro Mussolini, contro il boia che aveva dato vita a un partito di miserabili e di sopraffattori che aveva imbrigliato il popolo italiano dopo avere ucciso o costretto all’esilio ogni opposizione. Da solo contro gli attendismi, contro le chiacchiere, contro gli accordi e le coalizioni nate nei corridoi della politica di sinistra. Da solo contro tutti, contro la prudenza e contro la ragione, contro l’orrore.

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LE DUE TATTICHE DELL’ ANARCHISMO:

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RICOSTRUIRE O DISTRUGGERE

Dal 1914 al 1922, in questi terribili otto anni di grandiosi e tragici eventi, l’umanità ha vissuto quanto un secolo. Ha conosciuto tutte le tragedie. Ha fatto tutte le esperienze. Ha vissuto la cannibalesca grande guerra. Ha visto aprirsi l’era della rivoluzione mondiale, che si concluderà — dopo una lunga e aspra epoca storica — o nel mutamento dell’ordinamento sociale, o nella caduta della civilizzazione europea nella barbarie.
Il problema peculiare e immanente e urgente dell’umanità è questo, secondo me: o l’umanità si sbarazza delle soprastrutture statali, o lo Stato soffoca e uccide l’umanità.
Per chi bene osservi, la causa della crisi profonda, che travaglia e squassa la civilizzazione dalle fondamenta, è nella crisi del principio di Stato.
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Revolution Is Not a Class Question

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Meteor

The examination and consideration of certain demagogic attitudes, such as that involving the bolshevik slogan on the unity of the proletariat, have brought us, anarchists, again face to face with a question quite easy to resolve: the idea of classes and class struggle. We have not given any basic theoretical conclusions to this problem; we’ve done nothing more than put the marxist conception in doubt, criticizing its foundations and, perhaps, preparing the terrain for a few of our own that will someday seriously deal with the subject from a libertarian point of view.
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È morto il dittatore

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Cizeta [Costantino Zonchello]
21 gennaio 1924
Nikolai Lenin è morto. La Russia è in lutto. Il piccolo mondo comunista, che guardava a lui come ad oracolo, ha messo le gramaglie.
Così la notizia ufficiale. Con le doverose posteriori informazioni sugli onori tributati all’uomo.
E sulla notizia ufficiale i commenti più disparati, le previsioni più cervellotiche. Come se dall’esistenza o dalla morte d’un uomo dipendono veramente l’avvenire, la prosperità o l’indigenza d’un gran popolo e del mondo.

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l’Individuo in Rivolta

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Di là dall’oceano, dalla terra dei morti, ci giunge il grido di migliaia di compagni provati a tutte le tempeste della lotta.
La reazione non li ha piegati, saldi nella fede che li anima, tenaci nei propositi di rivendicazione.

I compagni di Detroit accolgono quel grido e ci chiamano all’opera buona della solidarietà che educa, eleva e determina all’azione spregiudicata e iconoclasta, che significa giustizia e vendetta di tutti i misfatti di cui si è oggetto.
Cecità od apatia possono indurre le classi lavoratrici a trascurare l’alto monito che l’invito include e, magari, un certo senso di apparente sicurezza e benessere nella nozione di una minore oppressione può lasciare indifferenti per le sventure di chi è lontano.
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Ammazzateli!

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Paolo Schicchi

Un prete gallico, di cui non ricordo più il nome, storiografo ufficiale della corte borbonica in Francia durante la Restaurazione, scrisse una storia del regno dei Borboni ad usum Delphini. In essa il cherchiuto scribacchino colla più grande disinvoltura di questo mondo saltava a pie’ pari la Rivoluzione francese, senza farne neanche cenno; e di Napoleone Bonaparte parlava di sfuggita, come d’un ignoto generale che avesse vinto alcune battaglie stando al servizio del re di Francia.
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La funzione dello Stato

Una delle superstizioni più diffuse del nostro tempo è che lo Stato sia una specie di provvidenza capace e disposta a soddisfare i bisogni, gli interessi e le aspirazioni di tutti coloro che, per numero, per ricchezza o per abilità, riescono a farsi ascoltare dagli uomini che ne esercitano il potere.
In un certo senso, ciò può essere vero per alcune categorie privilegiate che lo Stato può soddisfare a spese delle moltitudini diseredate ed operose. Ma non può mai essere vero né per la grande maggioranza né per la totalità dei cittadini.
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Viva la Comune!

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Luigi Galleani

 

È il grido che lungo l’erta aspra ed impervia della libertà riecheggia nelle più fosche giornate della storia; ed è ad ogni ritorno il grido della fierezza e della rivincita, il grido della vita e della speranza.

La Comune! L’onnipotenza romana non la soggioga: la Repubblica può accordarle privilegi e franchigie, non imporle il suo diritto e le sue leggi; l’Impero in quel focolare ardente d’indipendenza e d’energie saluta la parte più sana e più rigogliosa della sua immane e vacillante compagine, le è largo di rinnovate guarentigie.

La Comune è nell’evo medio l’unico presidio della civile libertà.
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Revolution is not a Class Question

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Meteor (1925)
The examination and consideration of certain demagogic attitudes, such as that involving the bolshevik slogan on the unity of the proletariat, have brought us, anarchists, again face to face with a question quite easy to resolve: the idea of classes and class struggle. We have not given any basic theoretical conclusions to this problem; we’ve done nothing more than put the marxist conception in doubt, criticizing its foundations and, perhaps, preparing the terrain for a few of our own that will someday seriously deal with the subject from a libertarian point of view.
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