Italy – Anarchists Niccolò Blasi and Claudio Alberto are free!

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After Mattia,  Claudio and Niccolò were also released from house arrest a few days ago and are now free without restrictions.
Chiara is still under house arrest as her situation is different from that of her three comrades. A few months ago she was served with a Special Surveillance order implying compulsory residence, but this has been suspended and is to be enforced only when Chiara is released from house arrest. An appeal was made against the order and the court will soon decide about revoking, modifying or confirming ‘their’ Special Surveillance.
We’re also waiting for news concerning Lucio, Francesco and Graziano, who have recently submitted a request for release.
From macerie
Translated by act for freedom now

T-SHIRT BENEFIT COMPAGN* NO TAV ACCUSAT* DI TERRORISMO

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“La libertà fiorirà sulle rovine di ogni autorità”
t-shirt benefit per Lucio, Francesco, Graziano, Nicco, Claudio, Chiara e Mattia.

Tutto il ricavato andrà a supportare le spese processuali e legali dei/lle compagn* accusat* di terrorismo.
Per riceverle o per info scrivi alla mail del Laboratorio Anarchico La Zona di Bergamo: lab.lazona@gmail.com

Niccolò e Claudio liberi!

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Dopo Mattia, libero da alcuni giorni, anche a Claudio e Niccolò sono stati revocati da alcune ore gli arresti domiciliari e sono liberi senza altre restrizioni.

Resta ancora ai domiciliari Chiara che si trova in una situazione un po’ diversa dai suoi tre compagni. Alcuni mesi fa è infatti stata colpita dalla misura della Sorveglianza Speciale con obbligo di dimora, che è ancora in stand-by e diventerebbe attiva solo qualora Chiara uscisse dagli arresti domiciliari. Contro questa misura di prevenzione è stato fatto ricorso e si è da poco svolta l’udienza d’appello che nei prossimi giorni stabilirà se revocare, modificare o confermare la “sua” Sorveglianza Speciale.

Si attendono poi novità anche per Lucio, Francesco e Graziano che hanno da pochi giorni chiesto di essere scarcerati.

Tornanti

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Pubblichiamo un testo lungo e corposo.
Sebbene sia stato scritto da alcuni redattori di //Macerie e storie di Torino// non è tuttavia un testo redazionale: è stato elaborato tenendo conto di molte osservazioni, affrontando discussioni con altri compagni torinesi, accogliendo alcune critiche e respingendone altre.
Speriamo che possa essere discusso ancora e altrove, perché i problemi che pone, molti più numerosi di quelli a cui vuol rispondere, ci sembrano ambiziosi e urgenti. E non solo per la lotta contro il Tav.

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Secondo grado

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Giorno di sentenza per il processo d’appello di Chiara, Claudio, Mattia e Niccolò, dopo le udienze a ritmo incalzante delle ultime settimane. Un folto gruppo di solidali si è trovato anche stamane per un saluto caloroso ai quattro e per aspettare insieme l’esito del secondo grado di giudizio fuori dall’aula bunker: qualche banchetto informativo, musica e un bicchiere di vin brulé per scaldarsi in mezzo alla caligine.
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Educazione civica in Aula Bunker

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Un’altra lezione di educazione civica è stata impartita ieri in Aula Bunker dal procuratore generale Marcello Maddalena. Dopo aver spiegato, nella scorsa udienza, quali sono le origini delle condotte terroristiche del sabotaggio realizzato da Chiara, Claudio, Mattia e Niccolò, questa volta, nella sua requisitoria, Maddalena ci illustra invece qual è il grave danno che questo sabotaggio poteva arrecare al Paese. Cosa, insomma, rende questo sabotaggio un atto terroristico. Non sono solo, o meglio, non sono tanto i danni economici prodotti in quella notte o le spese che lo Stato ha dovuto sostenere per tentar di garantire la sicurezza del cantiere, e non è neanche il danno che, a livello strategico, economico e d’immagine, l’Italia subirebbe dalla non realizzazione dell’opera. Il grave danno va ricercato più a monte, nell’impossibilità per lo Stato di fare il proprio lavoro.
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Se solo avessi un cuore: intervista esclusiva al compressore (maggio 2014)

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(ripubblichiamo questa intervista su Radio Cane)

Sensazionale! Forse per l’amarezza di essere stato venduto all’asta come uno schiavo qualsiasi, forse per ragioni più insondabili, il compressore Atlas Copco XAHS 416, scovato – non possiamo rivelare né quando, né dove, né come – dagli instancabili segugi di Radiocane, decide finalmente di vuotare il sacco. Scottanti rivelazioni! Uno scoop senza precedenti! Altro che Report!

Dall’Aula Bunker

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Non doveva essere un’udienza con particolari colpi di scena, quella che ieri ha aperto il processo d’Appello contro Chiara, Claudio, Mattia e Niccolò per il sabotaggio contro la Torino-Lione del maggio 2013. In discussione c’era principalmente la richiesta avanzata dalla Procura di riaprire il dibattimento e poter quindi introdurre una serie di testimoni e documenti. Ma nell’elencarli il procuratore generale Maddalena ha chiesto alla corte di far acquisire agli atti uno scambio di comunicazioni tra Questura e Prefettura relativo all’8 dicembre 2005. Non abbiamo sbagliato a scrivere la data, la Procura si riferiva proprio alla “battaglia di Venaus”, di cui da pochi giorni c’è stato il decennale, e che è stata ricordata in Valsusa con varie iniziative. Il motivo di questa richiesta è presto detto: quel giorno migliaia di NoTav riuscirono ad invadere l’area dove sorgeva l’allora cantiere, danneggiando le recinzioni e altri mezzi da lavoro presenti. Questo spinse le istituzioni ad abbandonare per alcuni anni i lavori e a cercare di intavolare alcune trattative nella speranza di far calmare un po’ le acque. La “battaglia di Venaus” è quindi un esempio preciso di una condotta violenta che ha costretto le istituzioni a non rispettare gli impegni presi in sede internazionale, un esempio preciso di un’iniziativa di lotta che ha costretto le istituzioni ad astenersi dal compiere un determinato atto, come recita l’ormai noto 270sexies. Sarebbe quindi da ricercare in quella giornata l’origine del male di cui sono accusati Chiara, Claudio, Mattia e Niccolò.
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Dal Palazzaccio

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Sono state rese pubbliche le motivazioni con cui la Corte di Cassazione, lo scorso 16 luglio, aveva giudicato che Lucio, Francesco e Graziano non dovessero essere rinchiusi in carcere per gli artt. 280 e 280bis, rispettivamente «attentato per finalità terroristiche o di eversione» e «atto di terrorismo con ordigni micidiali ed esplosivi».
I giudici della prima sezione penale hanno valutato che quanto emerso finora, durante i due processi di primo grado relativi all’azione contro il cantiere del Tav di Chiomonte del maggio 2013, faccia escludere che gli autori di questo sabotaggio volessero attentare alla vita o anche solo all’integrità di chi in quel momento si trovava all’interno del cantiere, e questo rende per loro priva di ogni fondamento la contestazione del 280. A rendere inconsistente il 280bis è invece la non idoneità di quel sabotaggio di arrecare un grave danno al paese e costringere le istituzioni a rinunciare alla Torino-Lione, come richiede l’art.270sexies perchè una determinata condotta possa essere giudicata terroristica. Non basta che gli autori perseguissero quest’obiettivo, ma è necessario che le loro intenzioni si concretizzassero in un’azione adeguata a conseguirlo.
Lo scorso 15 ottobre, il processo d’Appello contro Chiara, Claudio, Mattia e Niccolò era stato rinviato proprio per consentire che fosse depositata questa sentenza. Vedremo quali influenze avranno queste motivazioni sul processo di secondo grado che riprenderà l’11 dicembre alle 9e30 all‘Aula Bunker del carcere delle Vallette.

Secondo no della Cassazione: non fu terrorismo.

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Nuovamente un colpo duro per la procura torinese che ieri ha dovuto buttare giù l’ennesima bocciatura da parte della Cassazione per il ricorso presentato da Padalino e Rinaudo nei confronti di Lucio, Graziano e Francesco imputati come Chiara, Niccolò, Mattia e Claudio Alberto nel processo per l’azione notturna del maggio 2013.
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