Sulla Scuola

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A.M. Bonanno

D’altro canto, quando interveniamo nelle lotte di massa, in scontri per rivendicazioni intermedie, quasi esclusivamente non lo facciamo forse per suggerire il nostro patrimonio metodologico? Che gli operai di una fabbrica chiedano lavoro e cerchico di evitae i licenziamenti, che un gruppo di senza casa cerchi di farsi dare un riparo, che i carcerati scioperino per una vita migliore nei luoghi di pena, che gli studenti si ribellino contro una scuola senza cultura, tutto ciò ci interessa fino ad un certo punto. Sappiamo benissimo, quando partecipiamo a queste lotte in quanto anarchici, che in qualsiasi modo esse vadano a finire, la rispondenza in termini quantitativi, cioè di crescita del nostro movimento, è molto relativa.

Spesso gli esclusi si scordano anche chi siamo, e non c’è un motivo al mondo per ricordarsi di noi, tanto meno un motivo fondato sulla riconoscenza. Difatti, più volte ci siamo chiesti, cosa ci facciamo noi, in quanto anarchici e quindi rivoluzionari, in mezzo a queste lotte rivendicative, noi che siamo contro il lavoro, contro la scuola, contro qualsiasi concessione dello Stato, contro la proprietà e perfino contro ogni tipo di patteggiamento che conceda graziosamente una vita migliore nelle carceri. La risposta è semplice. Ci siamo perché portatori di un metodo differente. E il nostro metodo prende corpo in un progetto. Siamo a fianco degli esclusi, in queste lotte intermedie, perché suggeritori di un modello diverso, quello basato sull’autorganizzazione delle lotte, sullp’attacco, sulla conflittualità permanente. E’ questo il nostro punto di forza, e solo nell’eventualità che gli esclusi accettino questo metodo di attacco, siamo disposti a lottare insieme a loro, anche per un obiettivo che in se stesso rimane di natura rivendicativa.

Alfredo Maria Bonanno
(Anarchismo insurrezionale, Edizioni Anarchismo, Trieste 2009, pp. 19, 20)

Così, man mano che vengono sottratti al singolo, specialmente attraverso la scuola, gli strumenti di qualificazione culturale che avrebbero dovuto trasformarlo definitivamente da suddito in cittadino di uno Stato democratico, gli apparati statali si democraticizzano, chiamando il suddito – che tale comunque resta il cosiddetto cittadino dei diritti e delle libertà costituzionali – alla massima collaborazione. D’altro canto, non sarebbe stata possibile una ristruttura democratica degli Stati moderni senza un appiattimento qualitativo dei singoli individui, senza la rottura delle tradizionali forme organizzative del proletariato e, principalmente, senza l’annientamento di quell’unità di classe che in passato aveva dato frequenti segni di sé in movimenti se non proprio rivoluzionari, comunque capaci di frenare e disturbare i processi accumulativi del capitale.

Alfredo Maria Bonanno
(Anarchismo insurrezionale, Edizioni Anarchismo, Trieste 2009, pp. 48, 49)

Il nuovo modello produttivo dovrà ridurre per forza la disponibilità di conoscenza dei dati. Ciò è solo in parte una conoscenza dell’informatizzazione della società. Maggiormente è una delle condizioni del nuovo dominio, programmate da almeno un ventennio e trovanti il loro culmine nella scuola di massa svuotata, da tempo, di strumenti culturali adeguati.

Alfredo Maria Bonanno
(Anarchismo insurrezionale, Edizioni Anarchismo,
Trieste 2009, p. 62)