Guerra Eterna alla Gioventù Hitleriana

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I pirati dell’Edelweiss, 1938-1945
Nel giro di pochi mesi dalla loro ascesa al potere in Germania, i nazisti avevano di fatto distrutto quella che veniva percepita come una delle meglio organizzate classi lavoratrici del mondo. Il Partito Comunista e quello Socialista con i loro sindacati, milizie e organizzazioni sociali erano stati messi al bando; gli attivisti erano stati giustiziati, imprigionati, esiliati o costretti alla clandestinità. I quartieri proletari erano isolati e soggiogati dal terrore dei rastrellamenti e delle perquisizioni casa per casa.

Il programma nazista di creare una Comunità Nazionale e mettere a tacere l’opposizione attraverso l’uso del terrore si sarebbe intensificato nei successivi dodici anni.
Il coinvolgimento nella Gioventù Hitleriana e nelle politiche educative nazionalsocialiste serviva ad assicurare che i giovani diventassero attivi (o almeno passivi) sostenitori dello Stato nazista. Dietro la propaganda della “Comunità Nazionale” la realtà era molto diversa, specialmente nelle zone proletarie. Più lo Stato e la Gioventù Hitleriana si intromettevano nella vita dei giovani, più gli atti di non conformismo e resistenza diventavano visibili e chiari. Migliaia di giovani rifiutarono di prendere parte alle attività della Gioventù Hitleriana e formarono invece gruppi e bande ostili ai nazisti.
Dal 1938 fino alla distruzione dello Stato nazista, le autorità (soprattutto la Gioventù Hitleriana, la polizia e la Gestapo) divennero sempre più preoccupate per le attitudini e le attività in «bande» di giovani proletari conosciuti collettivamente come «i pirati dell’Edelweiss».
Le attività di questi gruppi comprendevano una vasta gamma di azioni di resistenza al regime (astensionismo dal lavoro e dalla scuola, graffiti, volantinaggi illegali, ostilità alle autorità, sabotaggi industriali e violenze fisiche). Uno slogan Edelweiss era «Guerra eterna alla Gioventù Hitleriana». L’attacco ai campeggi e ai gruppi escursionisti della Gioventù Hitleriana nelle campagne, ed alle pattuglie della Gioventù Hitleriana e ai dignitari nazisti nelle città, era una delle attività preferite dei gruppi dei pirati dell’Edelweiss.
Tali attività costituivano un tale problema per i nazisti che la dirigenza della gioventù del Reich fu costretta a dichiarare che «La formazione di cricche, ovvero di aggruppamenti giovanili al di fuori della Gioventù Hitleriana, era in aumento pochi anni prima della guerra ed è aumentata di molto durante la guerra, a un tale livello che bisogna dire che esiste nella gioventù un serio rischio di crollo politico, morale e criminale» (1942).
È importante rammentare che tutto ciò non avveniva sotto un regime “liberale” ma negli anni appena prima e durante la guerra totale nazista al “Bolscevismo” e all’occidente e dopo quasi un decennio di educazione e propaganda nazionalsocialista nelle scuole. I membri delle bande provenivano da una generazione su cui il sistema nazista si era accanito senza incontrare ostacoli.
Sebbene la maggior parte dei Pirati non avessero nessuna dottrina politica esplicita, la loro esperienza quotidiana con le autorità nazionalsocialiste e di lavoro e svago irreggimentato li spingeva a scontrarsi coi nazisti e ad un agire antinazista.
I membri dei gruppi erano quasi esclusivamente appartenenti alla classe lavoratrice, soprattutto operai non specializzati o semispecializzati, per lo più di età compresa fra i 14 e i 18 anni (la maggioranza dei maschi oltre i 18 anni venivano arruolati nell’esercito) ed erano cresciuti ed educati in scuole dove vigeva la legge nazionalsocialista.
Le bande di solito erano formate da una decina circa di ragazzi e (poche) ragazze che si ritrovavano assieme perché vivevano o lavoravano nella stessa zona. I Pirati erano collegati da strutture informali di comunicazione per il sostegno e «avevano sviluppato una notevole abilità nel riscrivere canzoni di successo inserendo nuove parole». I loro versi esprimevano spesso una grande sete di libertà e incitavano a combattere i nazisti.
I diversi gruppi e le loro strutture nascevano spontaneamente e la loro comprensione dei problemi da affrontare si formava dalle realtà quotidiane della società nazista. L’attività delle bande ruotava attorno agli incontri, alla socializzazione, e a scontri di varia natura con il regime.
In distretti operai come Lipsia le bande giovanili nascevano in antiche roccaforti rosse e, per quanto assai simili ai Pirati dell’Edelweiss, avevano una identità di classe più marcata e vicina alle tradizioni comuniste e socialiste dei loro quartieri. Queste bande erano note come «Meuten» (letteralmente “Branchi”).
In base ai rapporti della Gestapo sui Meuten di Lipsia, il loro numero era calcolato sulle 1500 unità fra il 1937 ed il 1939. I Meuten, probabilmente a causa della loro più chiara posizione politica, erano soggetti ad un’attenzione statale più accurata e soffrirono una repressione più dura e massiccia rispetto ad altri gruppi giovanili.
I rapporti su risse con membri della Gioventù Hitleriana (soprattutto con pattuglie disciplinari), su assalti a personale in uniforme, su beffe ed insulti ai dignitari nazisti, erano molto numerosi e i documenti dell’epoca forniscono un assaggio di quanto accadeva.
«Chiedo quindi che la polizia assicuri che questi disordini siano affrontati una volta per tutte. La HJ (Gioventù Hitleriana) rischia la vita quando esce per le strade» (rapporto di un’Unità SA, 1941).
«Dallo scorso mese nessuno dei dirigenti della pattuglia 25/39 è stato in grado di procedere lungo la Hellweg o la Hoffestrasse (zona a sud) senza essere soggetto agli abusi da parte di queste persone. I dirigenti non sono quindi in grado di fare visita ai genitori dei membri della Gioventù che vivono in quelle strade. La Gioventù stessa, tuttavia, sta venendo incitata dai cosiddetti giovani bundisch (movimento giovanile). O mancano di presentarsi per il loro dovere oppure cercano di disturbarlo» (rapporto della Gioventù Hitleriana alla Gestapo, 1942).
«È stato di recente appurato che membri delle forze armate sono stati beccati fra le bande giovanili, ed essi sfruttano la loro appartenenza alla Wehrmacht per ostentare un contegno particolarmente arrogante. Vi è il sospetto che siano stati questi giovani ad aver scritto sui muri della metropolitana slogan come “Abbasso Hitler”, “L’OKW (alto comando militare) dice menzogne”, “Medaglia per l’assassinio”, “Abbasso la brutalità nazista” ed altri. Sebbene spesso queste scritte vengano rimosse, nel giro di pochi giorni ne appaiono ancora di nuove» (rapporto di una Sezione del Partito Nazionalsocialista alla Gestapo, 1943).
Pare che la risposta delle autorità ai Pirati fosse stata inizialmente confusa, dato che alcuni li consideravano «delinquenti che poi cresceranno». Tuttavia appena gli sconti e gli incidenti (ed i morti fra la Gioventù Hitleriana) aumentarono, le autorità presero la situazione più seriamente e la repressione dei gruppi Pirati si intensificò.
Contro il sofisticato terrore dello Stato nazista, il solo vantaggio dalle bande era il loro numero e la loro abilità di rientrare nella vita “normale”. Nonostante ciò, migliaia di Pirati vennero fermati dalle misure repressive ed alcuni di loro finirono nei campi di concentramento o furono giustiziati in pubblico.
Ad esempio, il 7 dicembre 1942 la Gestapo smantellò 28 gruppi per un totale di 130 membri. Tuttavia, le attività dei Pirati proseguirono (e con alcune attenzioni aumentarono).
I Pirati di Colonia avevano raggiunto un gruppo clandestino che dava rifugio a disertori dell’esercito, prigionieri di campi di concentramento e lavoratori forzati. Facevano incursioni armate nei depositi militari e partecipavano alle lotte partigiane. Il capo della Gestapo di Colonia cadde vittima dei Pirati nell’autunno del 1944. Nel novembre 1944 i nazisti impiccarono in pubblico alcuni membri dei Pirati dell’Edelweiss di Colonia.
Il 25 ottobre 1944 la situazione era così seria che il leader nazionale delle SS (Heinrich Himmler) promulgò un’ordinanza per la «lotta alle cricche giovanili» alla fine di una lunga serie di azioni volte a sconfiggere i movimenti di protesta.
A parte alcuni «capobanda», i nazisti non giustiziarono molti giovani tedeschi coinvolti o simpatizzanti dei Pirati così come fecero con gli Ebrei o i Polacchi. Ciò era dovuto in parte al fatto che non conoscevano l’identità di tutti i Pirati (nonostante il massiccio apparato di sorveglianza e repressione e le tonnellate di dossier accumulati dalle autorità sui Pirati più noti) ed in parte perché i Pirati erano potenziali operai delle fabbriche di armi e futuri soldati. Anche concetti ideologici nazionalsocialisti come il «sano magazzino della gioventù tedesca» si presume abbiano svolto un ruolo nella risposta dello Stato.
Il notevole coinvolgimento nei Pirati e nei Meuten sta a significare che molti membri passarono dal non conformismo all’aperta protesta e alla resistenza politica contro lo Stato nazista. La storia della vita quotidiana nella Germania nazista viene spesso dimenticata sullo sfondo della Seconda Guerra mondiale e della vittoriosa propaganda di una nazione unita dietro l’ideologia nazista. Il fatto che siano stati migliaia a praticare la provocazione e la resistenza non deve essere dimenticato, e le attività dei Pirati dell’Edelweiss e dei Meuten possono servire da ispirazione ovunque ai nemici del fascismo.
[trad. da Venomous Butterfly Publications, USA, agosto 2002]
(estratto da Finimondo.org)