Horst Fantazzini (29 novembre 2000)

machorka32wsssssssss

Carissime compagne e compagni,
finalmente dopo tante vicissitudini la lunga storia carceraria di Horst Fantazzini sembra volgere al termine. Sono passati tantissimi anni, Horst era rinchiuso dagli anni ’60, per la precisione dal 1968 (anche se precedentemente, cioè dal 1960, si era già fatto alcuni anni di galera), ma con la prospettiva di rimanerci ancora fino al 2017 e dintorni. Secondo alcuni calcoli, fino al 2021 o anche 2024, dato che ancora le condanne si sommavano e in fila indiana davano un risultato fantascientifico.

Le calcolatrici del potere si erano divertite a sommare, fino a raggiungere il primo posto nel “guinness dei primati” di ogni detenzione qui in Europa e forse nell’intero pianeta. Ma, anziché vergognarsene, lo tenevano in naftalina, trasferendolo di tanto in tanto da un carcere all’altro e nel frattempo Horst cercava sempre di scappare e qualche volta ci riusciva ma per poco; intanto le condanne crescevano e il “fine pena” lievitava
Sono passati tantissimi anni e la pellaccia di Horst ha passato il confine tra la vita e la morte almeno due volte in carcere ed un’altra da latitante; ha conosciuto le catene delle prigioni francesi, l’isolamento, la tortura, i pestaggi delle carceri speciali in Sardegna, un quasi plotone d’esecuzione a Fossano; ed ancora il dolore per non poter essere presente nemmeno ai funerali dei suoi genitori, Bertha e Libero; e poi in tempi più “morbidi” (ma non più di tanto) la normalità di un carcere che vorrebbe apparire umano, ma che umano non è, è sempre un carcere di merda. Ma qualcosa nell’animo di Horst – l’Abate Faria, come a volte si definiva scherzosamente – ha sempre resistito, lui ha sempre sperato che le cose cambiassero, che potesse riacquistare la tanto amata Libertà. E la speranza ha avuto il volto dei suoi familiari, di suo padre Libero, della compagna di Libero, Maria Zazzi, dei suoi figli Loris e Luigino, della sua ex-moglie Anna, delle sue compagne che l’hanno seguito e dei suoi amici dentro e soprattutto fuori del carcere che in tutto questo tempo l’hanno sostenuto ed aiutato. Un mondo straordinario di gente emarginata, sfigata, ma bellissima. Dal bellissimo libro “Ormai è fatta!” edito dal bravo Giorgio Bertani, che tutti ci stanno chiedendo ma che Horst per motivi personali non ha intenzione di ripubblicare, è stato tratto un film diretto da Enzo Monteleone del quale molto si è parlato e che recentemente è stato trasmesso su Tele+. Una cosa tira l’altra, sono venuti molti articoli su giornali, recensioni, interviste televisive. Il film, che ha avuto una pessima distribuzione, ha ricevuto ottimi premi per le interpretazioni di Stefano Accorsi, di Emilio Solfrizzi e Giovanni Esposito. In realtà quella era solo una delle tante “finestre” sulla vita di Horst così sfortunata ma anche ricchissima a livello umano. Ora Horst non vuole più tornare sul passato, tanto si è detto sulla “primula rossa” ricercata in mezza Europa o del “bandito gentile” che mandava le rose alle cassiere; e non vuole più parlare di carcere, in realtà ne ha parlato pochissimo anche prima, perché il suo mondo, la sua vita, sono sempre stati fuori, altrove. Ora che gli vengono concessi i primi permessi-premio e che gli verrà concessa la semilibertà, insieme con me che sono diventata sua moglie e che non ho mai smesso di sostenerlo in questi ultimi quattro anni, stiamo sistemando la casa bolognese che fu di Libero e di Maria che diventerà anche il nostro “Archivio Fantazzini”, e stiamo progettando la nostra vita futura, E, alla faccia di chi ci vuole male, facciamo l’amore tutto il giorno! Sono tantissime le cose che ci uniscono, ora che finalmente possiamo assaporare la vita in comune; la nostra felicità sta proprio nella scoperta di quello che il carcere ci aveva tolto, separandoci l’uno dall’altra e rendendoci persino reciprocamente odiosi. Sono strani e contorti i meccanismi che il carcere mette in moto, riuscendo a distruggere persino gli affetti più consolidati.
Si affonda nella diffidenza e nell’incomprensione. L’amore può facilmente diventare odio. Bisogna avere una grande forza per resistere al logoramento prodotto da queste dinamiche infernali. Ogni volta che andavo a colloquio mi sembrava l’ultima volta, ma quando vedevo il muso sorridente di Horst, magari nervoso, ma sempre contento di vedermi, non potevo dire “basta”, mi si sarebbe spezzato il cuore.
Può sembrare strano che un uomo a 61 anni abbia voglia di costruire la sua vita da zero con l’entusiasmo e la fantasia di un ragazzino, la maggior parte degli uomini a quest’età va a giocare a carte in qualche circolo o si “gratta la prostata” davanti al televisore come direbbe – per scherzo – mia madre, ma la storia di Horst è stata tutta incredibile, lui ha una forza e una dolcezza fuori dell’ordinario. La mia più grande gioia è di vederlo felice e sorridente in mezzo alle persone che ama, accanto a suo figlio Loris che è come un grande orsetto pieno di amore per suo padre. E qui ringrazio tutti i compagni e le compagne che hanno organizzato iniziative – alcune delle quali riuscite oltre ogni aspettativa – da Bassano del Grappa a Lecce, ringrazio un po’ meno quelli che si sono divertiti a mandargli lettere anonime con insulti e bugie offensive su di me, per tormentarlo e rendergli ancora più penosa la detenzione in un momento particolarmente difficile. Ma sono solo una caccola in un mare di luce. In realtà il movimento anarchico ha dimostrato spontaneamente il suo affetto e la sua solidarietà in molti modi, con la proiezione del film e del video con l’intervista, l’incontro con i protagonisti del film, il presidio sotto la prefettura di Alessandria, le mostre delle sue opere grafiche al computer , le serate per Horst, il giornalino con la sua intervista, la rinnovata attenzione sulla nostra stampa, i concerti di sottoscrizione (1.500.000 per le spese del comitato), i ponti radio, i telegrammi, i libri regalati con dedica, le numerose lettere con i saluti e le firme di tutti, ecc. A tutte/i GRAZIE!
Ma la nostra gioia più grande sarà quando non resterà più neanche un compagno e una compagna in carcere. Fino ad allora non si potrà mai smettere di lottare.
LIBERO FANTAZZINI! LIBERI TUTTI!

Patrizia “Pralina” Diamante e Horst Fantazzini

Fonte: lettera aperta datata 29.11.2000 indirizzata “a tutti coloro che hanno organizzato iniziative per Horst”.