Italy – Anarchist Chiara Zenobi is free!

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After Claudio, Mattia and Niccolò, Chiara is also free at last. Her release was more complicated than that of her three comrades: in fact, revocation of house arrest by the judges of the Tribunal in Turin came a few days after the judges of the Appeal Court in L’Aquila annulled the Special Surveillance order inflicted on her last September.

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Chiara libera!

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Dopo Claudio, Mattia e Niccolò anche Chiara è finalmente libera. La sua liberazione è stata un po’ più complicata di quella dei suoi tre compagni: la revoca degli arresti domiciliari ad opera dei giudici del Tribunale di Torino è stata infatti preceduta di qualche giorno da quella dei giudici della Corte d’Appello dell’Aquila che le hanno tolto la Sorveglianza speciale appioppatale lo scorso settembre. I giudici abruzzesi hanno ravvisato un’incompetenza territoriale del questore di Teramo a richiedere la misura di prevenzione, dato che la maggior parte dei “comportamenti disdicevoli” alla base della Sorveglianza speciale di Chiara erano stati messi in atto a Torino.

E già che siamo in tema di comunicazioni tribunalizie ci sono state novità anche rispetto alle beghe giudiziarie per la resistenza alla retata del febbraio 2015. In primis c’è stata la sentenza per Erika, Paolo, Luigi, Marco e Toshi: Erika è stata assolta mentre i quattro compagni sono stati condannati a sette mesi, pena che hanno già interamente scontato in custodia cautelare.

Agli altri quattro compagni che per la medesima resistenza erano stati allontanati da Torino sono stati invece revocati i divieti di dimora e potranno quindi tornare in città, in attesa del processo che per loro inizierà il 14 giugno.

Niente sorveglianza speciale per Chiara

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Niente sorveglianza speciale per Chiara, la compagna che nel 2013 partecipò in Valle di Susa a uno degli attacchi al cantiere. Lo hanno stabilito i giudici della Corte d’appello dell’Aquila che hanno accolto il ricorso contro il provvedimento emesso a settembre dal tribunale di Teramo su richiesta della questura teramana. Secondo i giudici aquilani la misura non poteva essere richiesta dal questore di Teramo per incompetenza territoriale. «Deve ritenersi», scrivono i magistrati, «che il luogo ove la Zenobi esprimeva la propria pericolosità sociale all’atto della proposta fosse Torino e che, di conseguenza, titolare dell’azione di prevenzione fosse il questore di Torino e non il questore di Teramo». Per l’attacco al cantiere, Chiara è stata condannata a tre anni e sei mesi e attualmente si trova agli arresti domiciliari in provincia di Teramo. L’annullamento della sorveglianza speciale è, per la nostra sorella, un altro passo verso la libertà, dopo oltre due anni di carcerazione, tra alta sorveglianza in galera e arresti domiciliari… Dai Chià!

T-SHIRT BENEFIT COMPAGN* NO TAV ACCUSAT* DI TERRORISMO

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“La libertà fiorirà sulle rovine di ogni autorità”
t-shirt benefit per Lucio, Francesco, Graziano, Nicco, Claudio, Chiara e Mattia.

Tutto il ricavato andrà a supportare le spese processuali e legali dei/lle compagn* accusat* di terrorismo.
Per riceverle o per info scrivi alla mail del Laboratorio Anarchico La Zona di Bergamo: lab.lazona@gmail.com

Tornanti

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Pubblichiamo un testo lungo e corposo.
Sebbene sia stato scritto da alcuni redattori di //Macerie e storie di Torino// non è tuttavia un testo redazionale: è stato elaborato tenendo conto di molte osservazioni, affrontando discussioni con altri compagni torinesi, accogliendo alcune critiche e respingendone altre.
Speriamo che possa essere discusso ancora e altrove, perché i problemi che pone, molti più numerosi di quelli a cui vuol rispondere, ci sembrano ambiziosi e urgenti. E non solo per la lotta contro il Tav.

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Secondo grado

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Giorno di sentenza per il processo d’appello di Chiara, Claudio, Mattia e Niccolò, dopo le udienze a ritmo incalzante delle ultime settimane. Un folto gruppo di solidali si è trovato anche stamane per un saluto caloroso ai quattro e per aspettare insieme l’esito del secondo grado di giudizio fuori dall’aula bunker: qualche banchetto informativo, musica e un bicchiere di vin brulé per scaldarsi in mezzo alla caligine.
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Educazione civica in Aula Bunker

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Un’altra lezione di educazione civica è stata impartita ieri in Aula Bunker dal procuratore generale Marcello Maddalena. Dopo aver spiegato, nella scorsa udienza, quali sono le origini delle condotte terroristiche del sabotaggio realizzato da Chiara, Claudio, Mattia e Niccolò, questa volta, nella sua requisitoria, Maddalena ci illustra invece qual è il grave danno che questo sabotaggio poteva arrecare al Paese. Cosa, insomma, rende questo sabotaggio un atto terroristico. Non sono solo, o meglio, non sono tanto i danni economici prodotti in quella notte o le spese che lo Stato ha dovuto sostenere per tentar di garantire la sicurezza del cantiere, e non è neanche il danno che, a livello strategico, economico e d’immagine, l’Italia subirebbe dalla non realizzazione dell’opera. Il grave danno va ricercato più a monte, nell’impossibilità per lo Stato di fare il proprio lavoro.
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Se solo avessi un cuore: intervista esclusiva al compressore (maggio 2014)

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(ripubblichiamo questa intervista su Radio Cane)

Sensazionale! Forse per l’amarezza di essere stato venduto all’asta come uno schiavo qualsiasi, forse per ragioni più insondabili, il compressore Atlas Copco XAHS 416, scovato – non possiamo rivelare né quando, né dove, né come – dagli instancabili segugi di Radiocane, decide finalmente di vuotare il sacco. Scottanti rivelazioni! Uno scoop senza precedenti! Altro che Report!

Dall’Aula Bunker

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Non doveva essere un’udienza con particolari colpi di scena, quella che ieri ha aperto il processo d’Appello contro Chiara, Claudio, Mattia e Niccolò per il sabotaggio contro la Torino-Lione del maggio 2013. In discussione c’era principalmente la richiesta avanzata dalla Procura di riaprire il dibattimento e poter quindi introdurre una serie di testimoni e documenti. Ma nell’elencarli il procuratore generale Maddalena ha chiesto alla corte di far acquisire agli atti uno scambio di comunicazioni tra Questura e Prefettura relativo all’8 dicembre 2005. Non abbiamo sbagliato a scrivere la data, la Procura si riferiva proprio alla “battaglia di Venaus”, di cui da pochi giorni c’è stato il decennale, e che è stata ricordata in Valsusa con varie iniziative. Il motivo di questa richiesta è presto detto: quel giorno migliaia di NoTav riuscirono ad invadere l’area dove sorgeva l’allora cantiere, danneggiando le recinzioni e altri mezzi da lavoro presenti. Questo spinse le istituzioni ad abbandonare per alcuni anni i lavori e a cercare di intavolare alcune trattative nella speranza di far calmare un po’ le acque. La “battaglia di Venaus” è quindi un esempio preciso di una condotta violenta che ha costretto le istituzioni a non rispettare gli impegni presi in sede internazionale, un esempio preciso di un’iniziativa di lotta che ha costretto le istituzioni ad astenersi dal compiere un determinato atto, come recita l’ormai noto 270sexies. Sarebbe quindi da ricercare in quella giornata l’origine del male di cui sono accusati Chiara, Claudio, Mattia e Niccolò.
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Dal Palazzaccio

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Sono state rese pubbliche le motivazioni con cui la Corte di Cassazione, lo scorso 16 luglio, aveva giudicato che Lucio, Francesco e Graziano non dovessero essere rinchiusi in carcere per gli artt. 280 e 280bis, rispettivamente «attentato per finalità terroristiche o di eversione» e «atto di terrorismo con ordigni micidiali ed esplosivi».
I giudici della prima sezione penale hanno valutato che quanto emerso finora, durante i due processi di primo grado relativi all’azione contro il cantiere del Tav di Chiomonte del maggio 2013, faccia escludere che gli autori di questo sabotaggio volessero attentare alla vita o anche solo all’integrità di chi in quel momento si trovava all’interno del cantiere, e questo rende per loro priva di ogni fondamento la contestazione del 280. A rendere inconsistente il 280bis è invece la non idoneità di quel sabotaggio di arrecare un grave danno al paese e costringere le istituzioni a rinunciare alla Torino-Lione, come richiede l’art.270sexies perchè una determinata condotta possa essere giudicata terroristica. Non basta che gli autori perseguissero quest’obiettivo, ma è necessario che le loro intenzioni si concretizzassero in un’azione adeguata a conseguirlo.
Lo scorso 15 ottobre, il processo d’Appello contro Chiara, Claudio, Mattia e Niccolò era stato rinviato proprio per consentire che fosse depositata questa sentenza. Vedremo quali influenze avranno queste motivazioni sul processo di secondo grado che riprenderà l’11 dicembre alle 9e30 all‘Aula Bunker del carcere delle Vallette.

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