Per certe alleanze

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 Kordian (Giuseppe Ciancabilla)

 

Ribattiamo il chiodo della possibilità di un’alleanza rivoluzionaria degli anarchici coi partiti affini, perché ci sembra valga la pena di essere discussa, e perché ci pare che certe illusioni conservate da parecchi nostri compagni, a tale riguardo, siano piuttosto dannose e cagionevoli di errori di tattica, di transazioni e di diminuzioni del nostro ideale che, per quanto transitorie, non cessano di essere fatali.

Sappiamo già anticipatamente che alcuni fra questi parecchi ci grideranno addosso degli intransigenti, dei dottrinari, e magari dei vili, ecc. ecc. Noi però rimarremo col nostro sangue freddo a far l’analisi calma e serena dello stato di morbosità pericolosa di questi compagni che da diciotto mesi in qua vanno predicando la rivoluzione antimonarchica, in nome dell’anarchia, e si stupiscono ora che la massa vile e i compagni incoscienti non si siano ancor tutti schierati sotto i loro ordini per effettuare la crociata nuovissima del repubblicanesimo anarchico.

Noi intanto diciamo che «un’alleanza rivoluzionala coi partiti affini per abbattere la monarchia» è, tanto dal punto di vista teorico che da quello pratico, assolutamente impossibile.

È impossibile dal punto di vista teorico, per la buona ragione che noi non possiamo andare in compagnia di chi proclama in tutti i toni che la sua azione rivoluzionaria si arresterà all’abbattimento della monarchia: non possiamo andarci, perché se portiamo un concetto d’idee più avanzate, la nostra voce farà nel coro degli alleati una stonatura maledetta, e chi finirà per non capirci nulla sarà la massa più o meno ben disposta a muoversi, la quale forse nell’indecisione aspetterà che i signori rivoluzionari si mettano d’accordo una buona volta, e per intanto essa continuerà a trascinare il carro dell’oppressione. Oppure, tanto per non stonare, bisognerà che gli anarchici stiano zitti, mentre gli altri proclameranno di voler la repubblica; e in tal caso un tal contegno ci parrebbe un’abdicazione, una rinunzia pura e semplice ai nostri ideali.

È impossibile l’alleanza dal punto di vista pratico se, com’è logico presumere, noi vorremmo in essa rimanere quali siamo, cioè anarchici. Infatti, essa sarà allora praticamente impossibile per il semplice fatto che… non verrà accettata.

Essendo noi anarchici, e scendendo all’occasione in piazza per far la rivoluzione, senza nessuna meta determinata di repubblica o magari di socialismo autoritario, ma per avvicinare, quanto più sia possibile, la realizzazione del nostro ideale e, per conseguenza, per ostacolare, con tutti i mezzi, l’instaurazione e il consolidamento di un nuovo governo, sia pure repubblicano, liberale, o anche socialista, è chiaro che i signori repubblicani coi loro amici socialisti, non ne vorranno sapere di averci alleati oggi per doverci poi fucilare domani. Conoscendo, per le nostre stesse esplicite dichiarazioni, le nostre intenzioni poco conciliative, ameranno meglio avere a nostro riguardo le mani nette, ed essere liberi da ogni impegno verso di noi, per non dover poi essere tacciati domani d’ingratitudine e di slealtà, quando dovranno esperimentare contro di noi le loro prime carezze di governanti… repubblicani.

E i repubblicani e i socialisti sono logici: essi tengono, per quali ragioni più o meno oneste poco importa, alla loro repubblica e al loro socialismo di Stato. Logicamente quindi, essi, per istinto di conservazione, vorranno difendersi da noi che siamo i loro più diretti, più implacabili e più accaniti nemici.

Queste brevi considerazioni, appena accennate, ma che, nella loro chiarezza, possono essere svolte più ampiamente da tutti i nostri compagni, ci fanno ritenere essere una dannosa illusione quella che intende deviare il nostro movimento anarchico verso un’ipotetica alleanza rivoluzionaria coi partiti affini (repubblicani e socialisti) per abbattere la monarchia.

Senza contare poi che le intenzioni rivoluzionarie di questi partiti, appena accennate un momento, sono andate completamente sfumando, e ad ogni giorno che passa noi li vediamo in Italia impantanarsi sempre più fin sopra le orecchie, nel fango dei maneggi elettorali e parlamentari, ed educare il popolo alla rivoluzione sì… ma alla rivoluzione per burla, compiuta col votare nelle prossime elezioni generali per candidati loro.

Ma allora, si domanderà qualcuno ingenuamente, noi dobbiamo rimanere inerti, e stare alla finestra  ad assistere colle mani in mano allo scompiglio inevitabile che deve presto o tardi accadere tra governo e popolo, senza parteciparvi?

E chi dice questo, cari compagni? A noi consigliamo tutt’altro! Noi vogliamo non solo partecipare, ma promuovere, iniziare, preparare un fecondo movimento rivoluzionario, nel quale, liberi da ogni impegno, sicuri nella nostra iniziativa diretta, forti di sentirci a nostro agio, non vincolati da compromissioni, per quanto transitorie, ma sempre equivoche, potremo parlare al popolo a modo nostro, e deciderlo ad agire per conquistare quell’ideale per cui combattiamo, fiduciosi ch’esso ci comprenda una buona volta, e ci aiuti — se non a raggiungerlo interamente — almeno ad avvicinarlo quanto più è possibile.

Ma per questo occorre appunto far capire al popolo che noi siamo e rimaniamo noi, cioè anarchici, e combattiamo per l’anarchia. E invece di fargli sapere che noi siamo disposti  ad allearci oggi con i suoi padroni di domani, cioè con i socialisti-autoritari e coi repubblicani, noi dobbiamo dirgli al contrario che è vano insorgere e dare il proprio sangue e fare il gioco di chi mira a conquistare il potere e ad imporre nuove catene, sia pur dorate, ma sempre catene. Dobbiamo dirgli che esso deve insorgere sì una buona volta, e dobbiamo aiutarlo nella feconda opera di vera preparazione rivoluzionaria morale e materiale; e dobbiamo persuaderlo a rischiar la propria vita, non per soffrir domani ancora ed essere ancora schiavo, ma per conquistare il suo vero benessere, cioè mandando all’aria, oltre la monarchia, tutte le forme più ipocritamente seducenti di repubblica o di socialismo di Stato, e volendo fermamente la realizzazione dell’anarchia, cioè della vera e sola libertà integrale.

Questo dobbiamo dire al popolo, e questo dobbiamo fare, per conto nostro, se vogliamo essere coerenti col nostro ideale, se non vogliamo lasciarci trascinare da morbose disposizioni di animo che coll’anarchia non han nulla a che fare.

[L’Aurora, anno I, n. 8 del 18 novembre 1899]