A propósito de cautelosos anonimatos y reducciones a la mínima expresión (es/it)

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Gustavo Rodríguez

Respuesta a las elucubraciones de Último Reducto y Anónimos con cautela

He leído detenidamente las presuntas “críticas” [es- https://iconoclasta.noblogs.org/?p=203]a ITS y, realmente, la única medianamente “coherente”, es la de Último Reducto (UR). Si bien es cierto que se constata cierta distancia entre la paranoia delirante de los “saboteadores.info” y estas observaciones pretendidamente bien fundamentadas, en definitiva, todo se reduce a la muy particular interpretación de un “grupo” de dilentantes abismalmente alejados de los planteamientos anárquicos y, sobre todo, de la práctica antidominación. Desde luego, me estoy refiriendo únicamente a las anotaciones de UR. El “texto” de Anónimos con cautela, a todas luces, no es sino un refrito, bastante mal redactado ( y para colmo, criticando la ortografía de ITS con faltas de ortografía), de lo planteado por UR. Sin embargo, vale la pena acotar un par de consideraciones antes de entrar a analizar “a fondo” los “señalamientos” de UR.

En primer lugar, coincido enteramente con las observaciones en torno a la redacción de los comunicados en todo lo referente a la ortografía, la sintaxis, estilo, etc. Precisamente, sobre este tema han estado encaminadas siempre mis observaciones, no sólo a ITS, sino a las CARI-PGG, al FLT, a AAA y a casi todos los grupos de acción de México. Así mismo, he hecho puntual hincapié en la necesidad de replantearse la utilidad de dichos comunicados. Ojo: no estoy cuestionando la utilidad o no de la reivindicación de las acciones que, sin dudas, es harina de otro costal y asunto a tratar teniendo en cuenta las particularidades de cada región o país y los objetivos de cada grupo. Me refiero, específicamente, al sentido mismo de la “propaganda por los hechos”. Sin que quepan dos opiniones al respecto, esta frase es un concepto en sí misma y no deja lugar a dudas a lo que se refiere. Es decir, a hacer “propaganda” a través de las acciones o sea, que las acciones hablen por sí mismas o, lo que es lo mismo, que no necesiten “ser explicadas” con largos comunicados que, si no se cuida su redacción, pueden terminar confundiendo –y no me refiero solamente a la generalmente alienada “opinión pública”, sino que muchas veces puede llegar a ser confuso hasta para l@s afines interesad@s en llevar las ideas a la práctica–, por eso, consideramos que las reivindicaciones deben “limitarse” a expresar su solidaridad con l@s compas pres@s y/o a señalar directamente al enemigo y los motivos por los que fue seleccionado tal o cual objetivo, así como la rúbrica asumiendo la responsabilidad del ataque. No más.

Pero, más allá, de la repulsiva tónica (con ínfulas de “especialistas”) con que “dictan pauta” los integrantes de UR, de su pretensiones “académicas” y de su trasnochada soberbia “freudiana”, lo que nos dejan ver a simple vista es su gigantesca ignorancia, recordándonos aquél viejo proverbio de “dime de lo que presumes y te diré de qué careces”. Todas sus

“disquisiciones” se van de bruces cuando concluyen (por sus santos huevos) que el “anarquismo es de izquierda” sin más elucubraciones que las que les dicta sus estrechas entendederas de “cerebros privilegiados”. Lo innegable, en todo este “incidente” es la necesidad de reafirmación de principios de nuestra parte y la premura en abandonar “todo lo ajeno”. No sólo hay que marcar distancia con el liberalismo izquierdista y socialdemócrata sino también con el leninismo y con toda esta bazofia neofascista al estilo UR. Es un secreto a voces los acomodos del fascismo postmoderno en torno a la “ecología radical”, las propuestas anticivilzatorias y la praxis anti-industrial, así que no deben sorprendernos estos ataques de los nuevos “super hombres” contra los “descerebrados” antiautoritarios.

Resumiendo, dedicarle tiempo a estas desvirtuaciones (sean izquierdistas, leninistas, liberales o nuevos fascios), es derrochar un recurso irrecuperable en la lucha contra todo lo existe. Entonces, empleemos nuestro tiempo en la extensión de la lucha por la liberación total y dejemos de preocuparnos por los continuos ladridos que desata nuestra consecuente cabalgata. Indiscutiblemente, lo que no podrán cuestionar es la excelente sintaxis y la puntual ortografía con que hoy detonan las bombas de los grupos informales de acción antiautoritaria alrededor del mundo. Lo que opine “Anónimos con cautela” (con demasiada cautela), “Último Reducto”, “Saboteamos.info”, “Noticias de la Rebelión” o cualquier otra micro secta ajena a la práctica anárquica, debe tenernos sin cuidado.

Gustavo Rodríguez

San Luis Potosí, 22 de enero de 2012

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Gustavo Rodríguez – A proposito di cautelativi anonimati e riduzioni alla minima espressione

Risposta alla elucubrazioni di Último Reducto e di Anónimos con cautela

Ho letto con attenzione le presunte “critiche” alle Its e, realmente, l’unica più o meno “coerente” è quella di Último Reducto (UR). Sebbene sia evidente una certa distanza dalla delirante paranoia dei “sabotatori.info” ed il fatto che queste osservazioni abbiano la pretesa di avere un fondamento, il tutto si riduce all’attenzione molto specifica di un “gruppo” di dilettanti abissali ben lungi dalle posizioni anarchiche e, soprattuto, dalle pratiche di anti-dominazione. Ovviamente, faccio riferimento alle sole note di UR. Il “testo” di Anónimos con cautela, ad ogni modo, non è altro che una scopiazzatura, scritta molto male (addirittura con carenze ortografiche, mentre criticano le Its proprio per l’ortografia) di quanto viene esposto da UR. Tuttavia, vale la pena sottolineare un paio considerazioni prima di entrare ad analizzare a “fondo” le “segnalazioni” di UR.

In primo luogo, coincido pienamente con le considerazioni relative alla redazione dei comunicati in merito all’ortografia, alla sintassi, allo stile, ecc. Proprio su questo punto ho sempre rivolto le mie osservazioni non solo alle Its, ma anche alle CARI-PGG, al FLT, a AAA ed a quasi tutti i gruppi d’azione in Messico. Allo stesso modo, ho sentito la necessità di ridiscutere sull’utilità di tali comunicati. Occhio: non sto mettendo in discussione l’utilità o meno della rivendicazione delle azioni che, senza dubbio, è un argomento a parte e che dev’essere trattato tenendo presente le particolarità di ogni regione o paese, e gli obiettivi di ciascun gruppo. Mi riferisco, nello specifico, al senso stesso della “propaganda del fatto”. Questo concetto non contempla due opinioni divergenti, è un concetto in sé e non dà adito a dubbi rispetto a quel che si riferisce. Ovvero, nel fare “propaganda” attraverso le azioni. Che le azioni parlino da sé o, che è lo stesso, che non abbiano bisogno di essere “spiegate” con lunghi comunicati che, se non curati nella loro redazione, possono finire per confondere -e non mi riferisco solo alla generalmente alienata “opinione pubblica”, ma al fatto che simili comunicati possono arrivare ad esser confusi per gli stessi affini interessati a mettere le idee in pratica-, per questo, considero che le rivendicazioni debbano “limitarsi” ad esprimere la solidarietà verso i compagni prigionieri e/o additare direttamente il nemico ed i motivi per i quali viene segnalato tale o talaltro obiettivo, così come l’assunzione delle responsabilità per l’attacco. Nient’altro.

Ma, oltre a tutto questo, prendendo in considerazione la decisa repulsione (con la pretesa di esser “specialisti”) con la quale i membri di UR “dettano le regole”, le pretese “accademiche” e la loro rancida superbia “freudiana”, quel che effettivamente mettono in luce è la loro gigantesca ignoranza, facendoci tornare in mente quel vecchio proverbio che dice “dimmi quali sono le tue presunzioni, e ti dirò cosa ti manca”. Tutte le loro “disquisizioni” cascano miseramente a terra quando concludono (seguendo il loro ragionamento) che l’”anarchismo è di sinistra”, senza altre elucubrazioni che quelle dettate dal loro stretto comprendonio da “menti privilegiate”. Quel che è innegabile in tutto questo “incidente” è il bisogno della riaffermazione di principi da parte nostra e la premura nell’abbandonare “tutto ciò che è estraneo”. Non bisogna solo delimitare la distanza dal liberalismo sinistrorso e socialdemocratico, ma anche dal leninismo e da tutto questo sudiciume neofascista stile UR. Sono a tutti noti i tentativi del fascismo postmoderno attorno alla “ecologia radicale”, le proposte anticivilizzazione e la prassi anti-industriale, quindi non dobbiamo sorprenderci per questi attacchi da parte dei nuovi “super-uomini” contro i “decerebrati” antiautoritari.

Riassumendo, dedicare tempo a questi scadimenti (siano essi sinistrorsi, leninisti, liberali o neofascisti), significa sprecare delle risorse nella lotta contro l’esistente. Allora, impieghiamo il nostro tempo alla diffusione della lotta per la liberazione totale e smettiamola di preoccuparci per il continuo abbaiare scatenato dalla nostra coerente cavalcata. Certamente, quel che non potranno mettere in discussione è l’eccellente sintassi e la puntuale ortografia con le quali detonano le bombe dei gruppi informali d’azione antiautoritaria in tutto il mondo. Di quel che pensano “Anónimos con cautela” (con troppa cautela), “Último Reducto”, “Saboteamos.info”, “Noticias de la Rebelión” o qualsiasi altra micro-setta estranea alla pratica anarchica, non ce ne dobbiamo interessare.

Gustavo Rodríguez

San Luis Potosí, 22 gennaio 2012

http://culmine.noblogs.org/2012/03/17/es-it-gustavo-rodriguez-a-proposito-de-cautelosos-anonimatos-y-reducciones-a-la-minima-expresion/

 

Anónimos con Cautela y Último Reducto: Crítica pública a Individualidades Tendiendo a lo Salvaje

[Culmine publica estos dos textos anti-industriales con el único intento de dar a conocer la esencia del pensamiento racionalista. Declaramos y reiteramos que somos totalmente ajenos a dicho pensamiento. Culmine, por lo tanto, afirma que no quiere establecer ningún tipo de diálogo con aquellos que, haciéndose pasar por anti-civilizadores, no dudan en proponer dinámicas autoritarias.]

– [Culmine pubblica questi due testi anti-industriali all’unico scopo di far conoscere l’essenza del pensiero razionalista nei confronti del quale dichiara e ribadisce la sua totale estraneità. Afferma, pertanto, di non voler instaurare alcun tipo di dialogo con chi, spacciandosi come anti-civilizzatore, non esita a riproporre dinamiche autoritarie.]

a – Crítica pública a Individualidades Tendiendo a lo Salvaje. [1]

por Anónimos con Cautela.

“… el movimiento actual [contra el sistema tecnoindustrial] es de escasa efectividad porque entre la gente que lo integran hay demasiados que están ahí por razones equivocadas […] Para [algunos], la revolución solo es una especie de juego al que ellos juegan para dar salida a sus impulsos rebeldes. Para otros, la participación en el movimiento es pura egolatría. Compiten por el estatus, o bien por escribir ‘análisis’ y ‘críticas’ que sirven más para alimentar a su propia vanidad que para avanzar en la causa revolucionaria.”[2]

Anónimos con Cautela (A.C.) ha leído los cuatro comunicados de Individualidades Tendiendo a lo Salvaje (I.T.S.), publicados en la página web “liberación total”, con fechas del 27 de abril, el 22 de mayo, el 9 de agosto y el 21 de septiembre, los cuatro del año 2011. Ya es hora de que alguien responda públicamente a sus argumentos.

Este trabajo en un principio estaba preparado para responder a los cuatro comunicados, pero hace apenas unos cuantos días, A.C. se dio cuenta que I.T.S. volvió a publicar otro comunicado en la misma página, con fecha del 19 de diciembre de 2011; en el cual vuelve a expresar su rechazo al izquierdismo; al leerlo, A.C. decidió modificar su contestación original y centrarse en este otro aspecto más importante: la relación de I.T.S. con el izquierdismo.

Aunque es de mencionar que lo mejor habría sido plantear una crítica a cada uno de sus comunicados y a todos los temas que en ellos se tratan, ya que A.C.no comparte en absoluto algunas de las ideas de I.T.S. y considera que existen muchas cosas que decir en lo referente a sus acciones, discurso e ideología, profundizar y centrarse en una discusión ideológica alargaría demasiado este articulo y se llevaría un exceso de tiempo en asuntos, en cierta medida, intranscendentes. [3]

I.T.S. y el izquierdismo.

El tipo de conducta de I.T.S., si bien puede no ser ciento por ciento izquierdista, sí comparte algunas semejanzas con el “izquierdismo” del tipo aparentemente más radical (el de aquellos grupos autodenominados “contestatarios”, “autónomos”, “contraculturales).[4]

El tipo de semejanzas con el izquierdismo que se encuentran en el discurso de I.T.S. son varios, pero aquí sólo se hará mención de dos:

  • – la intención de eliminar el género común de los sustantivos (en este caso las “a” o las “o” por las “x”), conducta de individuos progresistas que buscan la igualdad de género por medio de la corrección política,[5] asunto un tanto insignificante, aunque como ya se menciono, propio de la conducta izquierdista del presente.

  • – el tipo de tácticas usadas para difundir su ideología, tácticas que también están emparentadas con las del izquierdismo tradicional, ésas que usa, por ejemplo, la lucha por la mal llamada “liberación animal”, y que han servido para dar salida a la hostilidad de sus activistas, además de como medio para mostrarle al sistema dónde tiene fallos, creando una serie de retroalimentaciones positivas entre el sistema y los izquierdistas.

  A primera vista, el tipo de tácticas usadas por I.T.S. aparentan ser las más radicales y por ello las correctas, pero analizándolas detenidamente se puede descubrir que no son tan buenas. Por ejemplo, ¿qué tipo de táctica es contarle a tú enemigo tus planes para combatirlo? Con sus tácticas, es probable que I.T.S., a pesar de sus buenas intenciones de hacer algo útil (o precisamente por culpa de ellas), haya creado un obstáculo mayor para las ideas verdaderamente contrarias la sociedad industrial y sólo haya terminado ayudando al sistema que pretendía dañar. Porque lo que menos necesitan ahora las ideas realmente contrarias a la sociedad tecnoindustrial es que se las relacione principalmente o exclusivamente con dichas tácticas.

  Hay que dejar claro que no se está diciendo que se deba renunciar a la difusión publica de las ideas contra el sistema tecnoindustrial, sino que quienes se decidan a hacerlo deberían ser capaces de identificar el izquierdismo en cualquiera de sus formas, asumir una actitud de rechazo total frente a él tratar de no expresarse ni actuar como los izquierdistas para no atraer a pseudorradicales que posteriormente conviertan al izquierdismo dichas ideas.

  Por otra parte, A.C. también quiere preguntarle a I.T.S. ¿Qué es lo que pretende combatir, el progreso tecnológico, el sistema tecnoindustrial, la civilización moderna o la “Dominación”?

  Ya se ha mencionado que sus discursos no son nada claros, pero aun así se puede comprobar que a I.T.S. le irrita más la “dominación” y se inclina más por tratar de combatir esa que es ejercida sobre la Libertad humana y hacia los mecanismos de autorregulación de los sistemas no artificiales (Naturaleza Salvaje en general).

  Actualmente, en la corriente denominada “antidominadora” se encuentran una variedad de personajes, algunos realmente críticos y racionales, de tendencias psicológicas no izquierdistas y potencialmente útiles para combatir eficazmente el sistema tecnoindustrial, aunque aún con mayor o menor contaminación progresista y humanista proveniente de la subcultura hippy e izquierdista, y otros (la mayoría) personajes de tendencia psicológica irracional, e/o izquierdista, asentados en dicha subcultura y totalmente arruinados por las influencias ideológicas idealistas, humanistas, progresistas, etc., propias de esos entornos estrafalarios y/o contestatarios. La “antidominación” constituye, en el mejor de los casos (el de los “antidominadores” de psicología no izquierdista ni hippy, potencialmente críticos y útiles), una etapa inmadura en el desarrollo de una corriente no izquierdista verdaderamente contraria al sistema tecnoindustrial. Y en el peor (el de los “antidominadores” que, debido a su naturaleza, no acaban de romper con la contaminación hippy, izquierdista y/o humanista y, por tanto, no evolucionan), un camino equivocado condenado al fracaso.

  I.T.S. debería de pensar en esto antes de volver a expresar su tendencia a tratar de combatir actos de dominación, y por tanto, antes de volver a favorecer que se le relacionecon dicha corriente.

  A.C. considera que lo mejor es darle una mayor prioridad a un objetivo único, claro, factible y más importante: la destrucción del sistema tecnoindustrial.[6] Ya que si se escoge otro objetivo que no sea éste (por ejemplo, combatir toda forma de dominación), las energías y recursos de quienes persigan otros objetivos se disiparán en luchas triviales o imposibles y el sistema tecnoindustrial terminará eliminando por completo la verdadera Libertad y Autonomía humanas y sometiendo a la Naturaleza salvaje.

  Lo dicho hasta aquí son sólo unas cuantas líneas generales, pero A.C. espera que esta crítica y todas sus conclusiones hagan reflexionar y ver a I.T.S. (y no sólo a ellos), que en realidad su discurso, su conducta y parte de su ideología están equivocados y que sus acciones y críticas mal encaminadas han servido en gran medida para atraer a más individuos del tipo izquierdista a la lucha contra el sistema tecnoindustrial.

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NOTAS:

1) Aclaración importante: Anónimos con Cautela decidió publicar su crítica en la página web http://liberaciontotal.lahaine.org, no porque sienta alguna afinidad con las ideas que se publican en ella (ni con las personas que hacen uso de ella). Lo ha hecho únicamente como medio para que pudiera ser analizada y también ser aplicada a aquellos individuos que se declaran afines a Individualidades Tendiendo a lo Salvaje, que al igual que éstos, supuestamente “critican” y rechazan el izquierdismo y dicen no formar parte de él, pero que por falta de reflexión e ingenuidad, copian y perpetúan una serie de dinámicas de pensamiento que en realidad son izquierdistas, ayudando así además al sistema tecnoindustriala crecer y desarrollarse con mayor facilidad y eficiencia.

  Asimismo, sirva también para que aquellos que buscan acabar lúcidamente con el sistema tecnoindustrial y sienten un legítimo rechazo por el izquierdismo, actúen con prudencia, y no se conviertan en personas apáticas o deriven sus discursos e ideas hacia posturas erróneas como la de Individualidades Tendiendo a lo Salvaje y la de grupos parecidos.
2) J. Kaczynski, Technological Slavery,Capítulo 6, The Road to Revolution, Ed. Feral House, 2010, Pagina 230. Traducción propia.

3) Como por ejemplo:

   – que sus cuatro comunicados están llenos de digresiones, son excesivamente redundantes e inclusive algunos de sus argumentos resultan fútiles (como la reivindicación de personas muertas o el apoyo a activistas mártires de otros países).

  – que sus comunicados están compuestos y mezclados con las ideas y discursos de otros, éstas por desgracia mal entendidas y por consiguiente distorsionadas (por mencionar sólo dos ejemplos, las del extinto Grupo de Trabajo del Espacio Anarquista de Debate de Bilbao, autor del texto Tecnología Dominadora Contra Libertad y Autonomíay las de F.C. autores de La Sociedad Industrial y Su Futuro).

     – evitar aclarar en sus propias palabras un sinfín de términos que utilizan, algunos muy importantes como para no haberlo pensado antes de hacerlo (p. ej.: “autonomía individual”, “libertad humana”, “Naturaleza Salvaje”, “tecnología”, “progreso”,“civilización”, “sistema tecnoindustrial”, “sistema de dominación”,“izquierdismo”, “primitivismo”, etc.). Una actitud muy habitual en los discursos y críticas (no en todos) contra la tecnología moderna o el sistema tecnoindustrial, en la cual los individuos redactores prefieren no definir los términos ya mencionados, pues o no tienen nada claro de lo que están hablando o lo que buscan es engañar hábilmente a los lectores manipulando discursos y terminología ajenos para sugerir afinidades inexistentes; algo aun mucho peor.

      – la falta de respeto a los lectores, algo que A.C. no considera como un asunto de poca importancia y que en cambio a I.T.S. le tiene sin cuidado. De ahí el tono de sus invectivas, que corrobora que la finalidad y motivación mas significativa de I.T.S. son sus necesidades psicológicas, ya que al parecer basan su juicio y actos en emociones de hostilidad.

  I.T.S. en sucomunicado del 21 de septiembre, en el párrafo 12, menciona que esto no es así, y usa unas cuantas artimañas para poder refutar este argumento: por ejemplo, dicen que la agresividad y la violencia son instintos. No se está diciendo que no lo sean, pero decir que unas acciones y una ideología son racionales porque están basados en ellas y porque el Sistema es pacífico, es no darse cuenta que también el Sistema utiliza los sentimientos de venganza, frustración, desesperación, ira desmesurada, etc., para crear sofisticadas formas de mantener entretenidas y apaciguadas a las personas y para dar salida de forma inofensiva a los impulsos agresivos de éstas con el fin de que no le entorpezcan y permitan que siga funcionando.

  Sin mencionar la poca claridad, el lenguaje exacerbado y la mala ortografía que invaden sus discursos, entre muchos otros defectos.
4) Es verdad que no hay una definición total y concisa del “izquierdismo” moderno (de su psicología y su conducta) y cuando aparece alguna, por lo regular no abarca todas las formas del mismo, debido a la existencia de una gran variedad de movimientos ideológicos izquierdistas y de individuos que los integran. Esto crea un problema que hace que la interpretación de la noción de izquierdismo por parte de algunos presuntos críticos del mismo sea incompleta y confusa (como en el caso de I.T.S. y grupos similares).

  Sin embargo, A.C. cree que existen una serie de características útiles para poder identificar y denominar a una persona y/o movimiento como izquierdista, para esto, es necesario fijarse en sus valores y objetivos básicos: “colectivismo”,“cooperación”, “ayuda indiscriminada”, “igualdad”(social, racial, de género o de especie), “corrección política”, “expresión excesiva de sentimientos”, “multiculturalismo”,etc.
También los izquierdistas suelen simpatizar con otros movimientos activistas o individuos, que se consideran a sí mismos victimas de supuestas injusticias” (“racismo”,“homofobia”, “brutalidad policial”, “patriarcado”,“especismo”, “capitalismo”, “totalitarismo”,etc.). Asimismo, trabajan para que la sociedad tecnoindustrial corrija esos problemas y cumpla con fomentar y fortalecer los valores mencionados. En resumen favorecen las llamadas “mejoras sociales”y el “progreso”.

  De la misma manera A.C. utiliza dicho concepto cuando se refiere a aquellas personas que aparentemente critican el izquierdismo y/o se dicen no izquierdistas, pero que en realidad lo son pues sus actos y sus discursos expresan una cierta influencia muy cercana al izquierdismo, sólo que se denominan a sí mismos con otros términoscomo: “contraculturales”,“alternativos”, “libertarios”, “insurreccionalistas”, algunos supuestos antiindustriales”, “radicales”, etc. Estos individuos y grupos, la mayoría de las veces, transforman, adulteran y adoptan como propios, según les convenga y consciente o inconscientemente, discursos o críticas verdaderamente radicales, para aparentar y creer, que no son lo que en verdad son: izquierdistas.

  Para un mejor entendimiento y profundización al respecto, se recomienda la lectura deltexto, La Sociedad Industrial y Su Futuro, Freedom Club, Ediciones Isumatag, 2011. También véase, Último Reducto, IZQUIERDISMO: Función de la pseudocrítica y la pseudorrevolución en la sociedad tecnoindustrial, Ediciones Anónimos con Cautela, 2011.
5) A.C. no busca, ni mucho menos apoya o defiende, ni la “corrección política”, ni el uso de un lenguaje “políticamente incorrecto”,más que nada asume una posición neutra ante tal asunto, es decir, A.C. no sitúa su atención en la corrección política, algo que I.T.S. no puede decir.
6) Al contrario que I.T.S., A.C. sí cree que podría existir una posibilidad de llegar a destruir el sistema tecnoindustrial, bajo determinadas circunstancias.

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b – Algunos comentarios en referencia a los comunicados de Individualidades Tendiendo a lo Salvaje.

por  Último Reducto.
Tras leer los cinco comunicados que Individualidades Tendiendo a lo Salvaje [1] (I.T.S. en adelante) ha hecho públicos en http://liberaciontotal.lahaine.org, Último Reducto (U.R. en adelante) desea hacer algunos comentarios acerca de estos textos: [2]

U.R. no va a entrar aquí en el manido y normalmente estéril debate acerca de lo adecuado de usar o no la violencia como medio para combatir el sistema tecnoindustrial. Las críticas de U.R. irán por otros derroteros:

1.      Es de lamentar la abrumadora cantidad de faltas de ortografía, errores de sintaxis, fallos de concordancia, defectos de estilo, faltas de puntuación, etc., que aparecen en sus cuatro primeros comunicados, ya que hacen que su lectura resulte mucho más difícil y menos atractiva de lo que cabría desear.

   Probablemente algunos crean que esta crítica es algo superficial, que lo importante es el contenido de los comunicados, no su forma. Y, en cierto modo, tienen parte de razón. Pero, sin negar que lo fundamental es lo que se dice y que cómo se dice es algo secundario, hay que señalar que cuidar las formas es también importante, aunque sólo sea por motivos puramenteprácticos. Una pésima gramática y un mal estilo a la hora de expresarse dificultan no ya que muchos lectores interpreten correctamente el texto sino que simplemente se tomen la molestia de leerlo hasta el final. Si casi a cada renglón han de andar parando, esforzándose por pasar por alto y/o corregir mentalmente las faltas ortográficas, o releyendo una y otra vez las frases tratando de imaginar el verdadero sentido de lo que leen a causa de los fallos de estilo y sintaxis,  la función del texto como medio de expresión y difusión se ve muy mermada. Además, el que I.T.S. use tan mal el español en dichos comunicados podría facilitar que ciertos tecnófilos (y demás gentes que se escandalizan con los ataques, verbales o no, a la tecnología moderna, a los valores izquierdistas y a la civilización) escurran el bulto realizando críticas superficiales a las formas y evitando profundizar en el contenido de los comunicados. Para muchos resultará más fácil tachar a I.T.S. de panda de incultos a causa de su mala gramática, y desechar con ello de antemano la validez de todo lo que I.T.S. dice, que esforzarse por comprenderlo y por trabajar una respuesta seria a sus ideas. Si quienes se posicionan en contra del sistema tecnoindustrial y de la civilización desean que sus ideas y/o actos sean tomados en serio, tanto por sus posibles aliados como por sus enemigos (y es de suponer que por eso hacen públicas sus ideas mediante textos), deberían dejar claro que no son un puñado de desgarramantas irracionales, ignorantes y/o negligentes, esforzándose por realizar su labor de la forma más competente posible (aunque ello implique tomarse la molestia de aprender o ejercitar ciertas habilidades lingüísticas y revisar y corregir adecuadamente los textos antes de hacerlos públicos; además de formarse, documentarse, etc., en otros aspectos no lingüísticos).

   Hay que señalar, de todos modos, que en su 5º comunicado (aquel del 19-12-11, en el que reivindican la autoría del ataque a Greenpeace,), se aprecia una notable mejoría en este aspecto.

2.      También en relación al uso del lenguaje, cabe señalar que el tono excesivamente insultante y despectivo que usa I.T.S. no sólo al referirse a los tecnófilos, sino también al referirse a los izquierdistas, a los defensores de otras versiones de la teoría contraria a la civilización y a la gente en general, sobra. Y sobra, no porque muchos de ellos no merezcan desprecio, sino porque expresarlo de un modo tan exagerado no aporta nada a la comprensión racional del texto y puede dar la impresión (verdadera o no, a efectos prácticos eso da igual) de que los miembros de I.T.S. sufren una carencia de autocontrol sobre sus emociones y que la finalidad encubierta de sus comunicados es, ante todo, desfogarse. [3] Y esto podría restar también respetabilidad a sus comunicados.

3.      Y, siguiendo con la crítica práctica de las formas, hay que señalar que los comunicados de I.T.S. tienden a ser excesivamente largos y a contener redundancias, digresiones y fragmentos innecesarios (por ejemplo, ÚltimoReducto todavía está preguntándose a qué venía la supuesta formula matemática del principio de causalidad en su 4º comunicado). Se podría decir lo fundamental con muchas menos palabras, y ello favorecería la lectura y su comprensión por parte de los lectores.

   De hecho, el mero sentido común debería haber dictado a I.T.S. la conveniencia de medir las palabras y ser breve y conciso a la hora de reivindicar sus acciones aunque sólo sea para no dar pistas innecesariamente.

   Esto es todo en lo que se refiere a la importancia práctica de cuidar las formas. A continuación U.R. realizará algunas críticas acerca de los contenidos de los comunicados de I.T.S.

4.      Resulta obvio que I.T.S. se ha basado en las obras de Ted Kaczynski (alias Unabomber o Freedom Club -F.C. en adelante-) y U.R., entre otros, a la hora de expresarse.[4] Pero hay que señalar que I.T.S., en opinión de U.R.,[5] ha malinterpretado algunos aspectos de las ideas de Kaczynski, a pesar de ser evidente que I.T.S. ha entendido la mayor parte de las mismas (cosa que no puede decirse de la mayoría de quienes se creen afines a él; ni tampoco de la mayoría de sus críticos).

   Así, en el 2º comunicado, I.T.S. da a entender que Ted Kaczynskidefiende que hay que “educar a la gente sobre que la tecnología nos llevara [sic] a nuestra destrucción”, cuando Kaczynski jamás ha defendido tal cosa. De hecho, más bien ha manifestado que aquellos que pretenden combatir el sistema tecnoindustrial no deberían perder el tiempo ni las energías tratando de convencer a la mayoría de la gente de que tienen razón ni de ponerla de su parte (véase, por ejemplo, La Sociedad Industrial y Su Futuro, párrafo 189 [6]).

   También en el 2º comunicado, dice I.T.S. que “[Kaczynski] dice también que un cambio de valores debería de ir de la mano de esa educación impartida desde ahora, [y que] Kaczynski se ha basado en la ‘revolución’ francesa para poner el ejemplo de que durante el renacimiento [sic] nuevos valores empezaron a florecer en Europa en la mente de muchxs [sic] y justo después se suscitaba el levantamiento en Francia”, y de nuevo se equivoca. En primer lugar, cuando Kaczynski habla de un cambio de valores como preludio de una revolución, no se refiere a educar a las masas para que acepten los nuevos valores, sino a que un requisito para que las revoluciones se produzcan es que surjan unos valores e ideas nuevos que desafíen a los viejos. No habla para nada de “educar” a la gente, ni que dichos valores deban extenderse a toda la sociedad previa o simultáneamente mediante la educación. [7] Y en segundo lugar, Kaczynski es lo suficientemente culto como para saber que entre el Renacimiento y la revolución francesa mediaron varios siglos (¿“justo después”?). Una cosa es la Ilustración (que es de lo que habla Kaczynski [8]) y otra el Renacimiento. Si uno no sabe diferenciarlos, ¿cómo espera que le tomen en serio?

   En el mismo comunicado, I.T.S. yerra al decir que Kaczynski ha dicho que “ahora mucha gente esta [sic] cuestionándose la utilización de la tecnología y que esta [sic] pensando seriamente en abandonarla”. Lo que Kaczynski ha dicho es que cada vez es más la gente inteligente que se cuestiona seriamente el progreso tecnológico, [9] lo cual no es para nada lo mismo. Los individuos suficientemente inteligentes para poder cuestionar seriamente el progreso tecnológico son y serán siempre una pequeña minoría. Sólo que, dentro de esa minoría, cada vez son más quienes lo hacen.

   I.T.S., en sus comunicados, critica a Kaczynski por defender el concepto de revolución. U.R. dejará para más adelante la discusión sobre lo acertado de dicha crítica y se centrará aquí sólo en señalar que I.T.S. parecen no tener muy claro cuál es el concepto de revolución [10] que defiende TedKaczynski, ya que, por ejemplo, dan a entender que toda revolución busca no sólo destruir la sociedad preexistente, sino construir una nueva. Pero en La Sociedad Industrial y Su Futuro, párrafos 104 (Cuarto Principio de la Historia) [11] y 182 [12], sin ir más lejos, F.C. deja claro que no se debe tratar de crear una nueva sociedad, sino sólo de destruir la preexistente. [13]

   Dice también I.T.S., en ese 2º comunicado, que “[…] Kaczynski esta [sic] en una cárcel de máxima seguridad, aislada [sic] del mundo que le rodea desde 1996; seguramente si saldría [sic] de la cárcel en este preciso momento, se daría cuenta de el [sic] error que ha cometido al escribir esta declaración tan vaga […]”. Parece ser que algunos de quienes hablan públicamente deKaczynski sin haber tratado antes siquiera realmente de tener contacto con él, creen y pretenden hacer creer a otros que Kaczynski está completamente incomunicado, aislado totalmente del exterior. Es preciso aclarar que TedKaczynski no sólo mantiene correspondencia con personas de diferentes países desde el principio de su encarcelamiento, sino que tiene acceso a varias publicaciones de la prensa escrita y a la biblioteca de la cárcel. Y, al menos hace unos años, tenía contacto con otros presos y recibía visitas. En caso de estar mal informado no sería principalmente a causa de su reclusión. De hecho, con frecuencia en sus escritos y correspondencia demuestra estar mucho más enterado de cómo funciona la sociedad industrial que muchos de quienes creen erróneamente que está aislado del mundo.

5.      El rigor científico de las argumentaciones de I.T.S. a menudo deja mucho que desear.

   El ejemplo más evidente de esto, que no el único, es que I.T.S. da a entender en su 2º comunicado que los terremotos son fruto de los desequilibrios provocados en la Tierra por el sistema tecnoindustrial, sin apoyar dicha idea con datos empíricos, ni tan siquiera citar referencias de investigaciones que puedan apuntar en esa dirección.

   De hecho, en muchas ocasiones, se echan en falta más referencias a obras y estudios serios en los comunicados de I.T.S.

6.      Si bien profundizar en discusiones filosóficas no suele ser muy útil ni práctico a la hora de combatir eficazmente contra el sistema tecnoindustrial, es preciso desarrollar y tener una base filosófica mínimamente sólida sobre la cual construir una ideología y un discurso apropiados. Y las contradicciones lógicas en el discurso no son precisamente muestra de solidez.

   Por ejemplo, I.T.S. debería tener claro cuál es realmente su postura ante la “verdad absoluta” (o, lo que viene a ser lo mismo, cuál es su postura ante el relativismo) antes de manifestarse al respecto de una forma tan obviamente chapucera y contradictoria como lo ha hecho en sus segundo y cuarto comunicados. En el 2º comunicado (22-5-11), I.T.S. esgrime el requetemanoseado cliché relativista consistente en acusar a otros de creer “tener la verdad absoluta” para criticar a los “anticivilización” y “primitivistas” que defienden el concepto de revolución, mientras que en el 4º comunicado (21-9-11) I.T.S. trata de criticar el relativismo y reconoce que considera “la Naturaleza Salvaje y la Autonomía Individual como una verdad absoluta y objetiva”. Es decir, I.T.S., en su 2º comunicado, cae descaradamente en aquello que critica en el 4º. Y viceversa, critica en el 2º comunicado lo que defiende en el 4º. Esta incongruencia no deja en muy buen lugar la capacidad de razonamiento lógico de I.T.S.; o al menos su capacidad de expresar correcta y lógicamente sus ideas.

   Pero hay algo más que decir acerca de todo este asunto de la defensa o negación de la existencia de verdades absolutas. Es un debate fútil y nada práctico a la hora de combatir eficazmente el sistema tecnoindustrial. Todo el tiempo y la energía invertidos en dicho debate son un despilfarro. Evidentemente, quienes están realmente en contra de la sociedad tecnoindustrial y la civilización y aman realmente la Naturaleza salvaje, no creen que todo sea relativo (y lo llamen como lo llamen y lo reconozcan o no, toman siempre ciertas cosas como verdades absolutas). Pero una cosa es no ser relativista y saber que el relativismo es señal de pseudointeligencia, pseudorrebeldía y/o falta de honestidad y otra ir por ahí declarando explícita y espontáneamente que existen verdades absolutas. Lo primero es imprescindible, lo segundo superfluo (sólo nos conduce a digresiones y debates improductivos). El objetivo no es combatir el relativismo. Es suficiente con no caer en él.

7.      Si bien no se puede descartar que la nanotecnología quizá llegue a suponer una amenaza seria (debido al riesgo de que se produzca la  llamada “marea gris” o algo similar), la distancia que media entre los nanotubos y nanoestructuras similares de la actualidad y las nanomáquinas invasivas, inteligentes, completamente autónomas y directamente autorreplicables a partir de los materiales del entorno, que nos presentan las novelas de ciencia ficción o las especulaciones futuristas de algunos tecnófilos, es enorme y probablemente tardará mucho en ser recorrida, si es que alguna vez llega a serlo. Existen amenazas mucho más inminentes como la progresiva hibridación de sistemas artificiales con sistemas no artificiales (por ejemplo, la paulatina hibridación entre seres humanos y sistemas informáticos y robóticos que, en cierto modo y grado, ya se está produciendo en la actualidad: implantes en el cerebro, implantación de miembros artificiales inteligentes, creciente dependencia psicológica y física de Internet y de  la telefonía móvil, etc.), o la mera sustitución o eliminación de los segundos por parte de los primeros (algo que se lleva produciendo de forma creciente desde hace miles de años y que se extiende y se agrava con cada nuevo avance tecnológico). Puede que, hasta cierto punto algunas ramas de la nanotecnología (aquellas aplicadas a la ingeniería genética, por ejemplo) formen parte activa en estas amenazas inminentes junto con otras muchas otras tecnologías modernas, pero ni constituyen el núcleo principal de las amenazas, ni quizá sean imprescindibles para que dichas amenazas se hagan realidad.

   Si se tiene en cuenta todo lo anterior, quizá I.T.S. debería haber elegido mejor el objeto inmediato de algunos de sus ataques.

8.      En sus comunicados, I.T.S. dice no ser derrotista. Si por “derrotista” entendemos aquella actitud de abandonar la lucha por considerarla perdida de antemano, I.T.S. no es derrotista, pues no ha abandonado su lucha. Pero si entendemos por “derrotista” la actitud que niega de antemano toda posibilidad de vencer cuando en realidad no está claro que no exista alguna posibilidad,I.T.S. es derrotista, como indica su forma de entender el concepto de revolución antitecnológica (o como se quiera llamar al hipotético proceso de derrumbe del sistema tecnoindustrial, favorecido al menos en parte por un movimiento).

   Analicemos la forma que tiene I.T.S. de entender la lucha antitecnológica. Según parece, para I.T.S. sólo hay dos posibilidades generales de plantear la lucha contra el sistema tecnoindustrial: la ilusoria o “revolucionaria”, consistente, según I.T.S., en creer que se debe crear un movimiento contrario a la sociedad tecnoindustrial que sea capaz de destruirla por medio de su mera actividad (además, según I.T.S., de construir una utópica nueva sociedad no industrial ni civilizada) y la realista, consistente también según ellos, en atacar el sistema tecnoindustrial con los medios disponibles, sin esperar ni buscar su destrucción y sin organizar ningún movimiento. La segunda estrategia, por llamarla de algún modo, sería la que sigue I.T.S., la primera, según I.T.S., la que siguen todos aquellos individuos y grupos contrarios al sistema tecnoindustrial que son blanco de las críticas de I.T.S. en sus comunicados. U.R. no negará que muchos de quienes se declaran contrarios al sistema tecnoindustrial defienden [14] planteamientos excesivamente ingenuos, ineficientes e irrealistas acerca de cómo llevar a cabo la lucha contra dicho sistema y acerca de qué cabe esperar y buscar y qué no en lo que respecta a esa lucha. Sin embargo, I.T.S. parece no darse cuenta de la excesiva simpleza de la dicotomía que plantea. Entre luchar sin esperanza, sólo por no dar el brazo a torcer y por morir con las botas puestas (lanzar ataques del tipo de los de I.T.S.), y luchar por una quimera sobreestimando las propias capacidades (creer en la futura llegada de utopías no industriales o incluso no civilizadas y/o creer que la mera actividad de un movimiento contra la sociedad tecnoindustrial provocará el derrumbe de la misma), hay campo para otras posibilidades que I.T.S. pasa completamente por alto.

   Para empezar, ciertamente, el sistema tecnoindustrial en la actualidad es demasiado fuerte como para poder ser destruido sólo o principalmente mediante la actividad de quienes luchan contra él. Pero en otras circunstancias, la situación podría ser distinta. En un futuro, el sistema tecnoindustrial podría sufrir una crisis grave, un debilitamiento lo suficientemente grande como para causar su propio derrumbe, o al menos como para hacerlo susceptible de ser destruido con éxito por un movimiento que estuviese lo suficientemente fuerte y bien organizado en ese momento. Es probable que esa crisis suceda antes o después, ya que el sistema se enfrenta en la actualidad a diversas amenazas graves a su supervivencia (desde problemas ecológicos globales a problemas de mantenimiento de su funcionamiento y estructura internos) y no está claro que vaya a poder superarlas todas fácilmente y sin debilitarse. Pero un movimiento contrario al sistema tecnoindustrial lo suficientemente organizado y capaz no caerá del cielo el día que suceda dicha crisis (si es que sucede), sino que es algo que precisa ser creado previamente mediante un paciente y laborioso proceso de reclutamiento y organización. Dicho movimiento, si llegase a constituirse y se fortaleciese suficientemente, podría incluso favorecer la llegada de la crisis. De hecho, debería intentar hacerlo, ya que cuanto más tarde en llegar dicha crisis menos probable será que algo salvaje sobreviva al derrumbe.

   Por supuesto, todo esto es sólo una posibilidad. Puede que nunca se produzca una crisis grave. Puede que, aunque se produzca, no lleve al colapso de la sociedad tecnoindustrial y ésta la supere. Puede que nunca se cree un movimiento lo suficientemente organizado y fuerte como para aniquilar el sistema tecnoindustrial llegada la oportunidad… Pero también cabe la posibilidad de que sí sucedan todas estas cosas y el sistema tecnoindustrial sea destruido a tiempo. Y dicha posibilidad no debería ser descartada a la ligera. No sólo porque ésa podría ser la única oportunidad de conseguir acabar con el sistema tecnoindustrial sino porque no es descabellada. Puede llegar a suceder. Y, en parte, el que tal posibilidad llegue a suceder depende de la actitud que adopten frente a ella (derrotismo o esperanza) quienes hoy en día se declaran contrarios al sistema tecnoindustrial.

    Por otro lado, entre luchar sin esperanza de vencer, simplemente por no rendirse, y luchar con la esperanza de conseguir la victoria (por muy pequeña que sea la probabilidad de que eso suceda), hay una gran diferencia. Los seres humanos normalmente se esfuerzan mucho más y con mayor tesón cuando esperan vencer que cuando luchan sin esperanza. Y como hemos visto, existe una esperanza, aunque sea remota.

   En cuanto a la utopía no industrial y/o no civilizada, hay que señalar que la utopía o el diseño y creación de una nueva sociedad (o mundo) posterior a la destrucción de la sociedad (o el mundo) preexistente es algo completamente ingenuo. Nunca sale como se esperaba. Soñar con que tras la caída de la sociedad tecnoindustrial surgirá un nuevo mundo sin civilización ni dominación es no entender en absoluto cómo funcionan el mundo, las sociedades y la naturaleza humana. Que la sociedad tecnoindustrial se derrumbe a tiempo (de modo que quede un entorno habitable para los seres humanos que probablemente sobrevivan) es poco probable, pero posible. Que desaparezcan la civilización y la dominación si, tras ese derrumbe, sobreviven seres humanos es completamente imposible. Allá donde los ecosistemas lo permitiesen surgirían de nuevo sociedades grandes y complejas con el tiempo (si es que hubiesen llegado a desaparecer completamente en el colapso), y los seres humanos seguirían siendo humanos y comportándose como tales en cualquier tipo de sociedad, nivel de desarrollo tecnológico o entorno ecológico. En mayor o menor medida, mientras el mundo sea mundo y los seres humanos sean humanos, seguirá habiendo injusticias y abusos, seguirá habiendo jerarquías, seguirá habiendo al menos ciertos tipos de imposición y sometimiento, etc. Siempre. Y sin embargo, ello no es motivo para no tomar como referencia ciertas formas de sociedad, ciertos modos de vida y ciertos niveles de desarrollo tecnológico que han sido los menos dañinos para la autonomía de la Naturaleza salvaje (incluida la naturaleza humana). Sabemos que la naturaleza humana es producto de la adaptación evolutiva producida a lo largo de cientos de milenios de existencia cazadora-recolectora nómada. Ése es el modo de vida para el que estamos biológicamente programados. No se trata de soñar con que el mundo volverá a estar poblado únicamente por cazadores-recolectores nómadas otra vez. Pero hay que tener presente que, si la sociedad tecnoindustrial se derrumbase a tiempo, algunos seres humanos podrían volver a vivir de ese modo (al menos durante bastantes siglos).

9.      I.T.S. acaban su 3er comunicado con la frase: “La Naturaleza es el bien, la civilización es el mal”, y en su 4º comunicado tratan de explicar a qué se referían. Éste, como el asunto del relativismo, es otro ejemplo de los embrollos filosóficos en que la teoría y los discursos realmente contrarios a la sociedad tecnoindustrial deberían evitar caer. Discutir si la Naturaleza es el bien, si el sistema tecnoindustrial es el mal, qué es el bien y qué es el mal, si existen valores absolutos o intrínsecos, etc., es completamente fútil a la hora de combatir eficazmente el sistema tecnoindustrial. Por supuesto que aquellos que realmente aman la Naturaleza salvaje y rechazan el sistema tecnoindustrial y la civilización tienen (lo reconozcan o no y lo llamen como lo llamen) una moral o ética, es decir, tienen unos valores. Consideran, conscientemente o no, que algunas cosas son más importantes o valiosas que todas las demás, [15] y que algunas otras cosas son incompatibles con las importantes, es decir, son malas. Y consideran que al menos algunas de las cosas malas lo son en sí mismas, siempre e independientemente de todo lo demás (o sea, son intrínseca y absolutamente malas). Y sus posturas ideológicas surgen, obviamente, de esa base moral. Pero una cosa es tener una moral no relativista contraria a la civilización y otra ir por ahí provocando innecesariamente discusiones sobre moral y enredándose en ellas. Lo primero es imprescindible e inevitable, lo segundo es superfluo y nada eficaz para avanzar en la lucha contra el sistema tecnoindustrial.

10.  Por lo que se puede inferir de sus comunicados, I.T.S. ha demostrado entender bastante bien en qué consiste el izquierdismo a grandes trazos (lo cual es mucho más de lo que puede decirse de la mayoría de radicales que se creen no-izquierdistas) pero algún que otro detalle hace sospechar que en algunos aspectos concretos relativos a este tema (al igual que en lo referente a otros asuntos como el rechazo del relativismo, la ortografía y el uso del lenguaje, la comprensión de algunas de las ideas de Kaczynski, la comprensión del concepto de revolución, etc.), I.T.S. está, de todos modos, aún demasiado verde.

   Quizá el detalle más significativo de su incompleto rechazo del izquierdismo sea su “apuesta por el inmediatismo insurrecionalista” (2º comunicado). I.T.S. parece no ser consciente de que el insurreccionalismo, al igual que casi cualquier otro tipo de anarquismo, es izquierdismo; por mucho que numerosos insurreccionalistas despotriquen contra los “izquierdistas”. El insurreccionalismo no ha roto en absoluto con sus orígenes históricos. La base teórica, la terminología y los métodos insurreccionalistas son herencia de ciertas ramas del anarquismo de épocas pasadas (y el anarquismo ha sido casi siempre izquierdismo [16]). Esto, que es obvio en el insurreccionalismo “puro”, sigue siendo también evidente en el insurreccionalismo verde o antiindustrial. [17] Y entrar en sutilezas terminológicas y conceptuales, como diferenciar  entre “anarquía” y “anarquismo” (algo muy propio del discurso insurreccionalista, por cierto) no invalida lo anterior. La discusión sobre ambos términos/conceptos no interesa más que a los anarquistas o libertarios, y éstos, casi sin excepción, son lo que son: izquierdistas y/o descerebrados.

  Otro detalle, aunque mucho menos importante (si la contaminación izquierdista de I.T.S. se redujese sólo a esto apenas sería un problema), lo constituye el uso de “x” para tratar de evitar el género  masculino en ciertas palabras. Dejando aparte que dicha ridícula costumbre procede de ciertas disparatadas teorías feministas (y con ello izquierdistas) acerca del carácter machista del lenguaje y que es propia de buena parte del izquierdismo, hay que señalar que tratar de eliminar el género masculino de las palabras denota una preocupación por el machismo (y por la desigualdad, la opresión y la injusticia en general) que no es propia de quienes hayan roto realmente con el izquierdismo y se hayan dado cuenta de qué es realmente lo importante, aquello por (y/o contra) lo que merece la pena luchar y qué es sólo un señuelo para mantener la rebeldía a buen recaudo. A alguien que realmente le importe la Naturaleza salvaje y que realmente rechace la sociedad tecnoindustrial le debería importar un bledo combatir presuntos males sociales como el machismo (especialmente el imaginario “machismo lingüístico”). Eso sin contar con que I.T.S., en consonancia con su deficiente uso de las reglas gramaticales hispanas tradicionales, ni siquiera es capaz de usar la “x” de forma adecuada (muchas veces no la pone donde se supone, según esta “gramática antisexista”, que debería ponerla y otras veces la pone donde no debería ponerla -“lxs individuos”, por ejemplo-).

11.  En relación con el tema del izquierdismo, en su 5º comunicado, I.T.S. dicen que “la guerra en contra de academicxs y tecnologxs está declarada (eso está más que claro y lo hemos demostrado) pero también la guerra en contra del izquierdismo”. U.R. está muy de acuerdo con que el izquierdismo es una seria amenaza para aquellos que deseen dañar realmente al sistema tecnoindustrial, ya que la verdadera función del izquierdismo es servir a dicho sistema como mecanismo de autodefensa, autorreparación y autoperpetuación. Sin embargo, declarar la guerra al izquierdismo, es decir, tomar como objetivo combatir el izquierdismo, es un error táctico. Y es un error no porque el izquierdismo no merezca ser desenmascarado y rechazado. De hecho, aquellos que realmente deseen combatir seriamente y de forma eficaz el sistema tecnoindustrial deberían, en primer lugar, tener muy claro qué es el izquierdismo y aprender a identificarlo (en todas sus facetas y versiones, incluidas aquellas formas de izquierdismo que se presentan a sí mismas como críticas con el izquierdismo a su vez); y, en segundo lugar, marcar muy claramente las distancias con el izquierdismo y mantenerse alejados de él y, viceversa, mantener al izquierdismo alejado de sus ideas, discurso, entorno cercano y filas. Declarar la guerra al izquierdismo es un error táctico porque el izquierdismo no merece copar la atención de aquellos que pretenden combatir el sistema tecnoindustrial más allá de la mera crítica necesaria para mantener las distancias con él. El objetivo en que han de centrar sus limitadas energías, tiempo y recursos aquellos que realmente aman la Naturaleza salvaje y odian el sistema tecnoindustrial y la civilización ha de ser luchar contra el sistema tecnoindustrial, no contra el izquierdismo. Toda oposición seria al sistema tecnoindustrial ha de tener como requisito rechazar el izquierdismo y mantenerse separada de él si desea permanecer sana, bien encaminada y eficaz, del mismo modo que es necesario que mantenga alejados también a los, individuos vagos, irracionales, pusilánimes, carentes de autocontrol, etc.. Pero sería un desatino y un derroche de recursos declararles la guerra. Como en el caso del relativismo, una cosa es preocuparse de no caer en él y otra dedicarse a combatirlo.

Aquí acaba por ahora esta crítica.

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NOTAS:

1) De fechas: 27-4-11, 22-5-11, 9-8-11, 21-9-11 y 19-12-11, respectivamente.

2) Lo dicho en la mayoría de estos comentarios sirve también, en general, para el comunicado de las Células Terroristas por el Ataque Directo – Facción Anticivilizadora (C.T.P.A.D.-F.A.).

3) Ciertamente, viendo los comunicados de I.T.S., hay indicios para dudar de cuál es la motivación profunda de los actos de I.T.S. (o, dicho de otro modo, ¿es el amor por lo salvaje, y el discurso desarrollado en base a dicho valor, la causa real de los actos de I.T.S. o sólo su justificación?). Pero, a falta de datos concluyentes, extraer conclusiones significaría entrar en el reino de la especulación, así que al menos de momento, U.R. dejará abierta esta importante cuestión.

4) Buena parte del discurso y terminología usados en sus comunicados está tomado de los escritos de Kaczynski y/o U.R. (aunque, en los casos en que toma como referencia a U.R.,I.T.S. no lo diga explícitamente). Por ejemplo, expresiones como “actividad sustitutoria” o “proceso de poder” son tomadas de La Sociedad Industrial y Su Futuro (Manifiesto de Unabomber) y expresiones como “Sistema de Dominación” o “psicocultural” son características de buena parte de la obra escrita de U.R.

5) U.R. quiere aclarar que se basará aquí en su propia interpretación de las ideas de Kaczynskipara criticar las malinterpretaciones de I.T.S. Lo ideal sería que el mismo Ted Kaczynskiaclarase directamente estos puntos, pero dadas las restricciones impuestas por su reclusión, es poco probable que eso llegue a suceder. Sin embargo, tampoco es probable que la interpretación que U.R. hace de las ideas de Kaczynski se desvíe mucho de las ideas originales de dicho autor. Tras más de ocho años de intercambio de correspondencia con Kaczynski y numerosas traducciones al castellano de sus textos originales (aprobadas por el propio Ted Kaczynski; véase al respecto, Technological Slavery, Feral House, 2010, página 13), U.R. cree estar suficientemente capacitado para poder señalar y criticar las malinterpretaciones de I.T.S.  De todos modos, U.R. es el único responsable de cualquier error o desviación que aquí pudiese haber en sus interpretaciones respecto del sentido original de las ideas de Kaczynski.

6) Dada la mala calidad de la inmensa mayoría de ediciones en castellano de esta obra que circulan por ahí, U.R. recomienda la siguiente edición: La Sociedad Industrial y Su Futuro, Editorial Isumatag, Valladolid, 2011. En concreto el párrafo 189 se halla en la página 131 de esta edición.

7) Véanse, por ejemplo, “The Road to Revolution”, en Technological Slavery, páginas 222-231 y “La Revolución que viene”, en Textos de Ted Kaczynski, Último Reducto (Ed.), Reedición Corregida, 2005, páginas 70-80.

8) Ídem.

9) Ídem.

10) O como se quiera denominar al hipotético proceso por el cual el derrumbe del sistema tecnoindustrial se vería favorecido gracias, al menos en parte, a la labor de un movimiento contrario a dicho sistema.

11) Página 76 de la edición señalada en la nota 6 de pie de página del presente texto.

12) Página 127 de la edición señalada en la nota 6 de pie de página del presente texto.

13) Probablemente, a la hora de sacar algunas de estas conclusiones equivocadas, I.T.S. se ha basado, al menos en parte, en los comentarios críticos publicados por U.R. en Textos de TedKaczynski. Sin embargo hay que señalar que la interpretación y crítica que U.R. hizo de algunas de las ideas de Kaczynski en ciertas partes de dicha obra (especialmente en los “comentarios críticos”) no fueron totalmente acertadas en algunos casos. El tiempo y la mayor profundización en el conocimiento de las ideas de Kaczynski han hecho que la comprensión de las mismas por parte de U.R. sea bastante más exacta en la actualidad que hace seis años.

   Parece también probable que I.T.S. haya tomado Textos de Ted Kaczynski y algunos otros textos antiguos de U.R. (Último Reducto nº 1 -primavera del 2002-, por ejemplo) como referencia para sus críticas a los individuos y grupos contrarios al sistema tecnoindustrial que defienden el concepto de revolución. Hay que señalar, sin embargo, que si bien U.R. sigue considerando correctos los valores e ideas fundamentales (respeto por la autonomía de lo salvaje, rechazo de la sociedad tecnoindustrial y de la civilización y desprecio por el izquierdismo y el hippismo) expresados en sus textos anteriores a Izquierdismo: Función de la pseudocrítica y la pseudorrevolución en la sociedad tecnoindustrial (2007), no se identifica ya con muchas otras de las ideas expresadas en ellos, por lo que puede que I.T.S. estén, al menos en lo que se refiere a U.R., criticando posturas obsoletas.

   Por ejemplo, hoy en día U.R. sigue creyendo que es necesaria la construcción de un movimiento serio que pueda aspirar a oponerse eficazmente al sistema tecnoindustrial llegado el momento (punto que, como ya se ha dicho, se discutirá más adelante), pero ya no cree que deba denominarse “revolucionario” a dicho movimiento (ni, por tanto, que deba llamarse “revolución” a dicha lucha), por motivos puramente prácticos: el término “revolución”, debido al uso que se le ha dado a lo largo de la historia y a quiénes lo han usado, arrastra inevitablemente una carga semántica que acarreará siempre más problemas que beneficios a un movimiento contrario a la sociedad tecnoindustrial que realmente pretenda ser eficaz. El mundo y la historia están llenos de autodenominados “revolucionarios” y de “revoluciones” de todo tipo, y prácticamente ninguno de ellos es realmente compatible con una oposición al sistema tecnoindustrial seria y eficaz. Llamar “revolución” a la lucha contra el sistema tecnoindustrial significa favorecer que los principios y fines de quienes se oponen seriamente al sistema tecnoindustrial sean malinterpretados y que muchos indeseables autoproclamados revolucionarios se sientan afines a ellos cuando en realidad deberían ser mantenidos a distancia.

    Ni mucho menos cree ya U.R. que la lucha contra la sociedad tecnoindustrial pueda y deba ser llevada a cabo mediante la educación de la gente, la difusión y argumentación racionalesgeneralizadas de las ideas contrarias a la sociedad tecnoindustrial o la civilización, el desarrollo de modos de vida y modelos sociales coherentes con dichas ideas, etc.

   Por tanto, siempre que los lectores encuentren contradicciones entre lo dicho en diferentes obras de U.R., deberán considerar que la postura expresada en el escrito más reciente es la que defiende actualmente U.R. (o al menos la más cercana a ésta).

14) Aquí cabría decir, “hemos defendido”. Véase la nota 8 de pie de página.

15) U.R. no cree en el concepto de bien y prefiere no utilizar el término “bien” y sus derivados. Para profundizar algo más en los porqués de este rechazo del concepto de bien y en la base moral de U.R. véase “El mito de la superioridad e inferioridad absolutas como justificación de la dominación”, Último Reducto nº 1 B, nota 21, página 103.

16) E incluso en los raros casos en que no lo ha sido, como puede ser el caso de Stirner y quizá algunos de sus seguidores (y sólo algunos), el hecho de denominar a esas ideas con el término “anarquismo” no ha favorecido precisamente que se las reconozca como algo aparte y completamente ajeno a las corrientes anarquistas mayoritarias basadas siempre en diferentes versiones libertarias del socialismo. Normalmente se mete a unas (individualistas) y a otras (colectivistas), en el mismo saco y se da por sentado que existe una mínima afinidad entre cualesquiera dos corrientes que se autodenominen anarquistas.

   Por otro lado, la mayoría de los supuestos anarcoindividualistas clásicos, al igual que los insurreccionalistas contemporáneos que los toman como referencia, estaban  muy contaminados por posturas procedentes del socialismo (por ejemplo, identificación con y defensa de grupos de presuntas víctimas -los oprimidos, la clase obrera, los excluidos, los marginados, etc.-). Incluso los anarcoindividualistas más recalcitrantes, como Stirner, que no pueden ser tan fácilmente catalogados como izquierdistas, dejan mucho que desear como referentes ideológicos, ya que gran parte de su obra está infestada de actitudes pseudorrebeldes como el relativismo o el irracionalismo.

   Visto el panorama, autodenominarse anarquista no sólo no aporta nada práctico a la lucha contra el sistema tecnoindustrial sino que sugiere la existencia de una serie de referencias y afinidades ideológicas funestas. Y esto es algo que es mejor evitar.

17) En este sentido las C.T.P.A.D.-F.A. demuestran ser más realistas y honestas al rechazar también el insurreccionalismo y reconocer que hacen público su comunicado en una página web insurreccionalista sólo porque no existe una infraestructura afín realmente no izquierdista a la que puedan recurrir para hacerlo.

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1- anonimosconcautela.blogspot.com/2012/01/critica-publica 

2 – anonimosconcautela

https://iconoclasta.noblogs.org/?p=203