Rovereto | Repressione – Compagno sotto processo per articolo su Invece

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Oggi, 16 ottobre 2014, a Rovereto, si è svolto il processo di primo grado ad un compagno, autore di un articolo apparso nel maggio del 2012 sul n.15 del giornale anarchico “Invece”. L’articolo riguarda un libro scritto da Pierpaolo Sinconi, capitano dei carabinieri. Egli ha partecipato alle missioni di guerra in Bosnia Erzegovina, Kosovo ed Iraq. Ha insegnato presso centri di formazione per il peacekeeping in Africa, America, Asia ed Europa. Fa parte del gruppo di esperti in peacekeeping e peacebuilding dei paesi del “G8”. E dal 2006 insegna Diritto Internazionale e Diritto Internazionale Umanitario presso il Centro di Eccellenza per le Stability Police Units di Vicenza.
Il reato contestato è “istigazione alla violenza”.
Nonostante l’articolo fosse firmato, i Ros di Roma e Trento hanno svolto indagini per individuare chi fosse l’autore, da lì le perquisizioni nel settembre 2013.
Al processo l’accusa ha portato come testimoni il capo dell’Anticrimine dei Ros di Trento, un ufficiale dei Ros di Roma e il capitano Sinconi.

Le loro argomentazioni riguardo l’istigazione erano fondate sulla ideologia del compagno autore dello scritto, sul ruolo del giornale “Invece” a livello nazionale ed internazionale, sulla storia degli anarchici in Trentino, le loro pratiche e i vari lavori di documentazione fatti per portare avanti le lotte.
In particolare l’accusa ha insistito molto sul lavoro su Finmeccanica fatto dai compagni,  “Una piovra artificiale. Finmeccanica a Rovereto”. Questo opuscolo è stato messo in relazione al ferimento dell’AD Roberto Adinolfi avvenuto a Genova nel 2012, insistendo sulla consequenzialità tra il pensiero e l’azione degli anarchici.
Il PM De Angelis ha chiesto 2 anni e 8 mesi. Il giudice ha condannato il compagno a 1 anno 3 mesi.
Ci saranno aggiornamenti quando verrà fissata la data del processo d’appello

Anarchiche ed anarchici di Rovereto e Trento


Segue la dichiarazione in aula del compagno sotto processo:

NESSUNA PACE PER CHI VIVE DI GUERRA

La guerra! Ti rendi conto di ciò che significa? Conosci parole più terribili di questa? Non ti porta alla mente immagini di massacri e carneficine, di assassinio, di saccheggio e di distruzione? Non ti sembra di udire le scoppio del cannone, le grida lamentose dei morenti e dei feriti? Non ti par di vedere il campo di battaglia punteggiato di cadaveri?
1929
Alexander Berkman

Fin da quando ero bambino ho vissuto con la guerra negli occhi, i carri armati sul confine vicino a casa mia a causa della guerra in Jugoslavia nel 1991, gli aerei che partivano da Aviano per andare in Afghanistan passando sopra la mia testa, la mia famiglia che negli anni ’50 dovette andarsene dall’Istria per una guerra voluta dai fascisti e da chi voleva nuovi confini e nuovo Potere.
Crescere vedendo ogni sera in televisione gli orrori perpetrati da uomini e donne che si prestano ad uccidere per conto di altri uomini e donne che non hanno scrupoli a commettere i peggiori delitti per i loro interessi.
Leggere a quattordici anni i testi di Giulio Bedeschi, Mario Rigoni Stern, Primo Levi, parole che avevano cominciato a incrinare la mia visione del mondo. Quando scoppiò la guerra in Afghanistan nel 2001 mi sentii impotente, capii che era necessario fare una svolta per fermare tutta quella violenza.
Alla fine è stata l’idea anarchica a farmi capire che si può fare sempre qualcosa contro la guerra e contro tutte le ingiustizie di questo mondo, e che per fermarle non bastano le buone intenzioni ma servono anche azioni concrete, perché chi vuole la guerra difenderà sempre i suoi interessi con la violenza, la propaganda, l’offuscamento del pensiero libero e “della parola”.
Il 28 ottobre del 2010 fui arrestato a Trento durante un’azione che voleva segnalare la responsabilità di quei carabinieri che erano stati invitati dal prof. Toniatti, insegnante di Giurisprudenza di Trento, e dall’ELSA, a parlare delle cosiddette “Missioni di Pace”. È da tempo che lo Stato italiano definisce le sue missioni di guerra con la parola pace. Ci dicono che ci stanno proteggendo per il nostro bene, quando io vedo milioni di persone in fuga dalle loro bombe e da quegli uomini mercenari finanziati e armati per gli interessi dell’industria bellica e per i loro interessi geopolitici.
Il Capitano dei carabinieri Pierpaolo Sinconi quel giorno mi arrestò incredulo che qualcuno avesse toccato il suo vestito e che io, anche dopo essere stato ammanettato e malmenato, davanti a tutti gli urlassi “assassini”. Così ho deciso di scoprire che mestiere facesse veramente. Lui non è un semplice carabiniere perché non lavora in una caserma qualunque, lavora alla caserma Chinotto di Vicenza nel centro del COESPU. In questo centro vengono insegnate tecniche contro-insurrezionali alle polizie dei paesi in cui la guerra viene perpetrata dagli Stati occidentali. Questo centro, come altri, è stato creato perché lo Stato, qualunque Stato, ha paura che la gente stanca della guerra, delle menzogne e dello sfruttamento si ribelli, e peggio ancora che prenda coscienza del fatto che senza Stato si può vivere liberi.
Il signor Sinconi è responsabile del perpetuarsi della guerra nel mondo; nell’articolo uscito sul giornale anarchico “Invece” nel maggio 2012 ho ribadito questa sua responsabilità, che avrà per sempre, che è lui che bombarda e massacra anche se indirettamente, è lui che tramite i tribunali internazionali dell’ONU trova la giustificazione giuridica alla violenza degli Stati.
Io penso che la lotta fatta da chi vuole liberarsi da tutti i mali del mondo è unicamente una legittima difesa anche se d’attacco, perché di fronte alla guerra, massimo grado di violenza dello Stato dell’industria bellica e di tutti quelli che ci collaborano, non si può restare più indifferenti.
Anche la Provincia di Trento e la sua università, hanno delle gravi responsabilità sulla continuazione della guerra oggi, soprattutto grazie alla collaborazione con lo stato d’Israele massacratore del popolo palestinese.
Queste sono le stesse istituzioni che volevano la base militare a Mattarello contro cui noi anarchici abbiamo lottato, perché siamo contro la guerra e tutto ciò che la fomenta, idee queste che ci sono valse l’accusa di “terrorismo” dalla Procura di Trento tramite l’operazione “Ixodidae”.
Sempre queste istituzioni vogliono il TAV anche in Trentino, che distruggerebbe così la terra, nonostante sappiano che in Val di Susa c’è una ampia parte della popolazione che sta già lottando contro di esso, in uno stato di militarizzazione dei luoghi in cui vivono.
Ribadisco che i terroristi sono gli industriali bellici, quelli che utilizzano le proprie mani ed ingegno nella costruzione degli armamenti e delle nuove tecnologie, coloro che quelle armi le utilizzeranno contro altri uomini e donne per gli interessi di Stato e delle multinazionali, quelli che la guerra la giustificano tramite la filosofia, la religione, la giurisprudenza.
Voglio portare qui la mia vicinanza a quei ragazzi e ragazze israeliani che quest’estate hanno rifiutato di combattere contro il popolo Palestinese, a quelle donne che in Ucraina hanno bloccato le strade per il fronte e hanno bruciato gli uffici dove c’erano le liste di arruolamento dei loro figli, padri e compagni con lo slogan “Né con la Russia né con l’Ucraina, per la Rivoluzione Sociale”, ad Ilya Romanov, anarchico rinchiuso in prigione in Russia per aver cercato di distruggere un ufficio di reclutamento nella città russa di Nižnij Novgorod rimanendone ferito.

Abbasso la guerra!
Viva la lotta per la libertà!

16/10/2014
Rovereto
Luca Dolce detto Stecco