da Claudio Lavazza (2000)

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Ai miei compagni/e
Questa lettera la inviamo ad alcuni compagni che, a loro volta, la diffonderanno a tutti i gruppi e organizzazioni libertarie.
Abbiamo deciso, data la mia traiettoria di lotta, che sia io a rivolgermi al movimento. È mia opinione, che sia o un altro è lo stesso, comunque, questa lettera la scrivo dopo aver lungamente discusso con alcuni compagni/e.

Vorrei spiegare un po la mia traiettoria di lotta come rivoluzionario, poiché, da quando sono stato arrestato, in Spagna, ho letto ed ascoltato molte sciocchezze provenienti sia dai mezzi di disinformazione dello Stato, sia da alcuni settori del movimento. Vorrei farlo perché non ho mai voluto chiarire niente, però, credo che oggi sia arrivato il momento.
Sono nato nel seno di una famiglia umile e a 13 anni, dovetti inserirmi nel mondo del lavoro. A 15 anni, iniziai la mia militanza nella fabbrica e per le strade.
Dopo essere passato da Autonomia Operaia, un movimento con una forte presenza nelle fabbriche e nelle università, nel 78, con alcuni compagni dellautonomia e altri di sensibilità acrata, fondammo i Proletari Armati per il Comunismo. Era un gruppo, principalmente, marxista-leninista benché, molto presto, ci avvicinammo ad alcuni principi libertari.
Non saprei spiegare perché, forse, fu dovuto al fatto che, fin dal primo momento, vari componenti del gruppo appartenessero a coloro che, oggi, chiamiamo ribelli sociali e che la nostra lotta si focalizzasse nel tessuto carcerario.
Per me non fu nessuna scoperta. Credo che tutti i rivoluzionari possano raccontare un fatto o un aneddoto che risvegliò la nostra coscienza, nel mio caso fu la vita e la morte di Sacco e Vanzetti.
Lobiettivo prioritario del mio gruppo era la distruzione del carcere e la solidarietà con i compagni reclusi. Una solidarietà che si tradusse nellassalto al carcere di Frosinone, per liberare due compagni e di numerose altre azioni contro lIstituzione Penitenziaria e i suoi boia, sempre responsabili diretti delle più immonde torture.
Alla fine degli anni 80, il gruppo fu decimato dalle forze repressive.
Allinizio dell81, passai la frontiera e mi stabilì nello stato francese. A partire da quel momento la mia attività si circoscrisse in azioni di esproprio per provvedere alle spese dei miei compagni detenuti e per finanziare la pubblicazione di riviste e bollettini di controinformazione anarchica.
Nell89 passai nello stato spagnolo, dove continuai le mie attività in appoggio ai miei compagni italiani, fino alla mia detenzione nel dicembre del 96. A Cordoba si conclusero 16 anni di vita in clandestinità e iniziò la mia permanenza nei centri di sterminio dello Stato.
Credo di aver colmato, con questo breve riassunto, la curiosità di tanti compagni e che altri abbiano la decenza di tacere.
Da alcuni mesi, insieme, abbiamo aperto uno spazio di lotta contro il carcere, in primo luogo e innanzitutto, vogliamo ringraziare di cuore tutti i compagni/e che ci appoggiano.
In questa lotta e, molto più in là delle rivendicazioni, molti di coloro che hanno aderito e fin dallinizio, cerchiamo di raggiungere lespansione del movimento rispetto un obiettivo concreto e immediato. Lo vediamo come una necessità comune per neutralizzare il crescente fortificamento dello Stato, che sotto i principi dello sviluppo delleconomia globale e del benessere delle imprese, reprimono i rivoluzionari, la gente che lotta, gli immigranti ed esclude i poveri dal diritto di poter vivere come essere liberi e degni.
Non possiamo dimenticare, in questo contesto, che tre lavoratori muoiono ogni giorno per ingrossare i conti bancari dei padroni.
Senza entrare nel dibattito sulla convenienza o meno del lavoro salariato, sono cifre che non possono lasciare nessuno insensibile.
Lo è, anche, la spaventosa campagna contro gli immigranti, orchestrata dai mezzi di comunicazione, come lo è la criminalizzazione di qualsiasi tipo di dissidenza.
È triste vedere che non è cambiato niente, abbiamo lottato con tutti i mezzi a nostra disposizione per evitare tutto questo, però, le cose continuano come prima, ugualmente a prima. È agli anarchici e ai ribelli, agli occupanti, a tutti gli esclusi e a chi lotta contro larrogante realtà capitalista che vorrei rivolgermi.
Il carcere non è, semplicemente, la conseguenza di un sistema ingiusto ma, anzi, uno dei pilastri sul quale si regge lo Stato. Su piccola scala, è la rappresentazione più crudele di tutta la società, una società che lo Stato ha imprigionato per controllarci. Si respira carcere da tutti i lati, nelle fabbriche, nelle scuole, nelle strade, financo nel nostro stesso pensiero.
È per questo che la lotta contro listituzione penitenziaria è una lotta che ci riguarda tutti e il punto di partenza di unattività permanente contro il sistema nella sua totalità.
Questo è lobiettivo comune che abbiamo, dato che essere detenuti vuol dire non essersi adattati alle regole del gioco, che una falsa democrazia ci impone. Credere nella rivoluzione forse è passato di moda, comunque, io continuo credendo in essa, nel presente e nella nostra capacità di rispondere al potere, qui e ora.
È difficile per me esporre tutto ciò che penso, sarebbe troppo lungo e non so, veramente, se sarei capace di farlo. Comunque, non voglio diventare pesante e vado al sodo.
Abbiamo proposto uno sciopero dellaria di una settimana, in tutte le carceri, dal 1 luglio fino al 7, qualcosa di simile al digiuno che abbiamo organizzato in marzo.
Da tutte le parti i compagni stanno preparando delle mobilitazioni per appoggiarci.
I compagni della C.N.A di Madrid, ha proposto una gran manifestazione e un campeggio, lidea va bene. Il problema, come sempre, sarà quello di trovare la giusta coordinazione affinché, nessun gruppo o collettivo rimanga al margine dal poterci partecipare attivamente, sia a livello autorganizzativo che a livello dazione.
Ci sono alcuni disaccordi e divergenze tra le diverse dinamiche libertarie.
Non è un segreto per nessuno, se ne discute nelle assemblee, nei centri sociali e perché non discuterlo per iscritto. È un peso che ci portiamo dietro da troppo tempo e, con molta probabilità, non possiamo risolvere con facilità, però possiamo provarlo. La proposta di una grande manifestazione a Madrid è una buona opportunità per stare insieme, almeno per un giorno, per alcune ore.
Queste differenze esistono anche nel carcere e non sono poche, però tutto si fa più facile tra noi, quando pensiamo che lunità si crea sulla base di considerazioni umanamente semplici e su azioni puntuali.
In tutti i modi, pensiamo che la piattaforma antifascista, attraverso la CNA/Madrid, per questa determinata protesta, è la maggiormente capace di organizzare un evento di tale dimensioni. Cè da supporre che vi siano delle richieste di autorizzazione, al posto di altre e sciocchezze simili ma, nemmeno, richiede molto lavoro e discussioni ma, semplicemente, fissare una data concreta, affinché chi lo desidera possa partecipare.
È quanto, dal carcere, necessitiamo e chiediamo a tutti i gruppi e ai compagni dello stato. Questo, in nessun modo, vuol dire che chiediamo ai nostri compagni di dimenticare le loro proprie dinamiche, però, una manifestazione ha senso, solo per la ripercussione sociale che può avere e, quindi, per il suo numero di partecipanti.
Cè da segnalare che le istituzioni penitenziarie hanno iniziato una campagna di smantellamento, silenziosa e progressiva, del regime F.I.E.S., facendo uscire alcuni compagni dai bunker. Tutto questo non ci fa dimenticare che le torture non sono finite e che continuano a morire i compagni infermi.
Come avete ben detto, cari compagni, lobiettivo comune è lamnistia per tutti i detenuti e la distruzione di tutte le carceri.
Senzaltro da aggiungere, vi lascio con un fortissimo Abbraccio Ribelle e Anarchico.
Claudio Lavazza (giugno, 2000)