Saronno | Repressione – Sorveglianza speciale contro un compagno e perquisizione

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BANDITI DA SARONNO
sorvegliare è punire


“Non si può fare alcuna assegnazione sul ravvedimento dei confinati politici”
Buzzi, ispettore del ministero dell’Interno, 1934

Il 17 dicembre è stata notificata ad un nostro compagno la richiesta, da parte del Questore di Varese Francesco Messina, di applicare nei suoi confronti la sorveglianza speciale, con annesso obbligo di soggiorno a Saronno della durata di 1 anno.

Cos’è?
La sorveglianza speciale è una misura preventiva poliziesca inserita nel codice Rocco, scritto sotto il regime fascista.
Viene applicata previa approvazione da parte di un giudice a quelle persone considerate dallo Stato “socialmente pericolose”, anche – come in questo caso, in assenza di condanne o anche di procedimenti penali.
Una volta approvata, la sorveglianza speciale entra da subito in vigore e costringe il “sorvegliato” a diventare il carceriere di se stesso, sulla base di una supposta pericolosità sociale. Inutile sottolineare come il concetto di pericolosità sociale sia del tutto a discrezione di chi pretende di mantenere lo status quo il più pacificato possibile.
Il provvedimento prevede il divieto per il “sorvegliato” di uscire di casa prima delle 7 e dopo le 21, il possibile ritiro di patente e passaporto, il divieto di frequentare bettole e osterie (magari ancora ce ne fossero di questi tempi…), il divieto di prendere parte a manifestazioni e cortei, il divieto di prendere parte ad assemblee pubbliche o meno, il divieto di incontrare pregiudicati e di incontrare più di tre persone per volta. Eventualmente anche il divieto di uscire dal Comune di residenza, oltre a continui controlli da parte delle forze dell’ordine, se non addirittura l’obbligo a comparire in Questura o Caserma più giorni a settimana.
In sostanza si vuole privare il sorvegliato della sua stessa vita, dei suoi affetti e dei suoi legami, delle relazioni create.

Perchè?
La notifica è stata recapitata al nostro compagno qualche giorno fa, ma la richiesta da parte del Questore risale allo scorso 15 settembre, cinque giorni dopo lo sgombero del Telos. Risulta quindi evidente come la sorveglianza speciale si inserisca in un quadro repressivo che include molti altri provvedimenti. Dopo lo sgombero del Telos abbiamo scritto che l’obiettivo della Questura era l’annichilimento della presenza conflittuale che da anni portiamo in città. Col passare del tempo questo progetto poliziesco ha assunto contorni sempre meno sfumati e sempre più chiari e nitidi; lo sgombero, le centinaia di denunce spesso casuali, le multe, gli avvisi orali, i fogli di via, la cautelare protratta per un anno e mezzo ad un compagno accusato di resistenza a pubblico ufficiale e, infine, la sorveglianza speciale richiesta (per ora) ad un nostro compagno.
La sorveglianza speciale, misura di prevenzione particolarmente afflittiva, alza decisamente l’asticella del livello repressivo poliziesco in provincia di Varese.
Non potendo eliminare fisicamente chi si rifiuta di chinare la testa, e valutando il rischio di fare un buco nell’acqua con le più disparate accuse di associazione a delinquere, il potere poliziesco ha trovato una nuova maniera di provare a fermare chi a Saronno e in provincia di Varese negli ultimi anni si è posto in prima persona contro gli sfratti, contro il razzismo, contro la devastazione ambientale, contro i rigurgiti fascisti, contro l’alienazione di questa società consumista, in cui una persona vale in quanto produttiva e lavorativa. Occorre bandire chi si ribella da Saronno.
E’ in questo progetto repressivo che rientra il foglio di via che allontana da Saronno chi non ha la residenza in città, l’avviso orale con cui il Questore avvisa il singolo di rientrare nei ranghi morali della società in cui vive, la sorveglianza speciale con cui dalle minacce dell’avviso orale si passa ai fatti. Per non parlare delle centinaia di denunce annunciate a mezzo stampa solo nell’ultimo anno.

E allora?
Con l’approvazione di questa misura particolarmente punitiva si vuole colpire un compagno attivo e presente nelle lotte sul territorio, non tanto per le strampalate idee che lo animano, ma per il testardo pensiero di mettere nell’azione e nella pratica suddette idee. E colpendo lui vogliono intimorirci tutti quanti.
Che pazzia! Vivere liberi dal giogo del denaro e della legge, vivere in libertà bandendo dalle nostre vite lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo e sul mondo che lo circonda, praticare solidarietà e lottare in comunanza tra sfruttati… ma rob’ de matt!
Porteremo la nostra radicale inimicizia a questo schifo che ci circonda in città e in tribunale il giorno dell’udienza, non per testardaggine, ma semplicemente perché non siamo disposti a barattare la nostra vita per un posto in questa società che sempre più persone esclude. Non siamo disposti a mercificare le nostre idee per trasformarle in innocue opinioni da bar. Continueremo a metterle in pratica, a mettere in gioco le nostre vite, che sono inevitabilmente in conflitto con questa società.
Dite che siamo pazzi? Ebbene sì, siamo pazzi! Arrendetevi!

I banditi di Saronno

PS: oggi, 27 dicembre, è stata perquisita l’abitazione di un compagno per un presunto furto di energia elettrica nel corso delle iniziative organizzate a Saronno dopo lo sgombero del Telos. La perquisizione ha avuto esito negativo, tuttavia la Digos di Varese è riuscita a entrare in un’altra casa e spulciare e spiare appunti, libri, vestiti e quant’altro.

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