Trentino – Raccolta di pillole su lotte e repressione

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Pasticci questurini

Il 14 luglio, mentre si svolgeva lo sgombero di Villa Assillo, si è tenuta anche l’udienza del riesame sull’obbligo di firma a cui erano sottoposti tre compagni proprio in relazione all’occupazione. Il tribunale del riesame ha revocato la misura cautelare. Perché? Nella fretta di proporre una qualche misura restrittiva, la Procura ha contestato ai tre compagni il reato sbagliato: “violazione di domicilio” e non “invasione di edifici”. Peccato che per “violare un domicilio” questo debba essere abitato (e non vuoto da quindici anni). Viceversa, l’“invasione di edificio” non prevede nessuna misura cautelare.


A settembre

L’udienza per la richiesta di sorveglianza speciale contro un anarchico, prevista per il 16 luglio, è stata rinviata al 10 settembre, per la mancata notifica al compagno.


35 mila sputi

Nel consueto clima mediatico seguìto allo sgombero di Villa Assillo, si distingue per creatività il nuovo questore di Trento, Massimo D’ambrosio. Costui, dopo aver dichiarato che ad isolare gli anarchici non devono essere solo le istituzioni e le forze dell’ordine, ma l’intera “società civile”, annuncia che la Questura si costituirà parte civile nel processo contro le e gli assillanti. L’idea è quella di pretendere che siano gli stessi occupanti a risarcire i 35 mila euro sborsati per pagare gli agenti mobilitati durante lo sgombero dell’Assillo. Non potendo chiedere i “danni”, come è già successo per i fatti del 27 giugno e 3 luglio del 2011 in Valsusa, la Questura vuole i soldi spesi dallo Stato per il “servizio reso alla società”. Sarebbe la prima volta in Italia, dice il questore, che chiederà al riguardo lumi all’Avvocatura dello Stato. Far pagare agli sgomberati le spese dello sgombero: scommettiamo che non ci avevate pensato. Visto che ad alcuni compagni vogliono anche prelevare il DNA, un buon compromesso potrebbe essere questo: dargli 35 mila sputi.


Uno sciopero più incisivo del solito

Durante l’occupazione di Villa Assillo, alcuni lavoratori del supermercato Orvea (che si trova nello stesso quartiere di Trento) avevano proposto di organizzare assieme una giornata di lotta contro il peggioramento delle loro condizioni (con la nuova proprietà, oltre a carichi maggiori, lavoratori e lavoratrici perderebbero 200 euro di salario al mese). Consapevoli di quanto gli scioperi consueti e annunciati non arrechino alcun danno al padrone, l’idea era questa: un picchetto per invitare i clienti a non far la spesa. Così è avvenuto nella giornata di sabato 18 luglio, dalle 8,00 alle 19,00. Tra volantini, discussioni, striscioni, cibo e bevande, su una media di 1300 clienti che entrano al supermercato di sabato, soltanto una quarantina hanno varcato la soglia. Un discreto danno per la proprietà. Ma l’aspetto più interessante è che, nel generale clima paternalistico con cui vengono gestiti i supermercati, alcuni lavoratori abbiano spezzato il l’aria di famiglia, affermando i propri interessi nella “slealtà” verso l’azienda. L’idea è di continuare con iniziative simili.


Sassi

Leggiamo sui quotidiani locali che, tra le 23,00 e le 24,00 di domenica 19 luglio, un gruppo di incappucciati (dai dieci ai venti, secondo le fonti) hanno dato vita ad una sassaiola contro la caserma del corpo permanente dei vigili del fuoco di Trento. L’azione, che i giornali mettono in relazione con gli sgomberi a cui i vigili permanenti hanno prestato la loro zelante collaborazione, ha causato 10 mila euro di danni alle vetrate.

http://www.informa-azione.info/trentino_raccolta_di_pillole_su_lotte_e_repressione