Trappola in odor di massacro (2001)

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Intervento dei compagni sardi arrestati durante un esproprio

Ai compagni e alle compagne del movimento rivoluzionario.
Innanzitutto teniamo a sottolineare che il presente scritto nasce dall’esigenza nostra di fare chiarezza e dare ai/alle compagni/e tutti gli elementi possibili per una più precisa ricostruzione di questa “strana” vicenda.
Esponiamo adesso come si sono svolti i fatti. Verso le 19.00 ci apprestavamo ad entrare nella gioielleria.

Una volta dentro (e quà non stiamo a dilungarci nei particolari), tutto sembrava filare liscio, quando, dopo 4 o 5 minuti dall’esproprio, abbiamo avvertito qualche anomalia all’esterno del locale (sbattere di numerosi sportelli, passi affrettati e voci concitate); ci siamo affrettati a concludere l’operazione (2 minuti al massimo) ma ci siamo resi conto di essere circondati. A questo punto abbiamo deciso di arrenderci. Questa scelta è stata dettata non solo dall’impossibilità di una via di fuga, ma dalla precisa volontà, da parte nostra, di non mettere a rischio la vita delle persone che casualmente si trovavano coinvolte in questa vicenda (a differenza di quelli-loro sì, armati fino ai denti!!! – che ci aspettavano fuori). Usciamo quindi disarmati e con le mani sulla testa, e notiamo un’imponente schieramento di carabinieri armati di tutto punto, in assetto da guerra, con al seguito un operatore televisivo. Della minuziosa ripresa non sono stati mostrati in tivù, però, i solerti cani da guardia che, tenendo le nostre teste sotto i loro piedi, ci premevano contro le canne delle loro armi pronte a sparare. Separatamente siamo stati portati nella caserma dei carabinieri di Tempio.
Qui abbiamo raccolto altri elementi che supportano la tesi che questa “brillante” quanto “fortuita” operazione anticrimine, fosse in realtà una trappola micidiale. Gli inquirenti sapevano benissimo, con anticipo, della rapina e, a reato commesso, certi di una nostra reazione, avrebbero ingaggiato un conflitto a fuoco (mettendo cinicamente a rischio la vita di gioiellieri, clienti e numerosi curiosi) col chiaro obiettivo di eliminarci.
Come mai gli sbirri sono arrivati a sirene spente, non hanno intimato la resa ma, silenziosamente, si sono appartati attendendo che noi uscissimo? E come mai la caserma dei carabinieri di Luras era chiusa??? E’possibile poi che, in 4 o 5 minuti al massimo, fossero schierati altri 20 militari (minimo) che in quel momento dovevano essere impegnati in una “operazione anticrimine” che copriva (a detta loro) tutta la Gallura? A noi sembra strano che tutti quegli sbirri fossero concentrati attorno ad un paesino di 1500 anime. Un altro elemento che rafforza la nostra opinione è la presenza di personale in borghese, apparentemente richiamato dalle proprie case (cosa che ci è stata fatta maldestramente credere con varie esclamazioni), che si è invece dimostrato già in servizio nel blitz, visto che in caserma abbiamo notato i giubbotti antiproiettile occultati sotto le giacche delle tute degli agenti (primo fra tutti il capitano Mosè Deluchi).
La lettura che diamo dei fatti ci porta a concludere che questo tentativo di massacro studiato a tavolino, altro non è che un chiaro messaggio al movimento rivoluzionario sardo, in tutte le sue sfaccettature, un monito a tutti/e coloro che non accettando l’attuale presente sociale, si attivano, ognuno secondo la propria coscienza e sensibilità.
Il fallimento di questa squallida quanto sporca operazione sbirresca ha portato gli inquirenti a ripiegare su una manipolazione a mezzo stampa che pompa la trama eversiva della vicenda, mettendo sù un presunto arsenale con kalashnikov, bombe cinesi, e, come riportato su “La Nuova Sardegna” dal giornalaio-pennivendolo Giampiero Cocco, “la micidiale mitraglietta skorpion tristemente nota negli anni di piombo” e “la solita, classica p38”, dove è chiaro l’intento di costruire nell’immaginario collettivo un continuum con la lotta armata degli anni ’70-’80.
Queste vili fandonie hanno l’evidente obiettivo di trasformare una semplice rapina in un’operazione di autofinanziamento di fantomatiche quanto inesistenti organizzazioni “eversivo-terroristiche”.
Ci è difficile credere che i vari scribacchini della stampa di regime abbiano autonomamente preso l’iniziativa di imbastire un simile scenario; più credibile ci sembra che costoro si siano prestati a riportare fedelmente le veline degli inquirenti.
Pensiamo invece che tale accanimento sia da imputare non alla nostra importanza all’interno del movimento rivoluzionario, ma al fatto che in Sardegna esistano situazioni esplosive determinate dalle reali contraddizioni relative a varie problematiche quali un colonialismo ancora in atto (inteso come appendice del sistema imperialista mondiale), lo sfruttamento da parte del capitale multinazionale delle nostre risorse, il problema delle servitù militari e dei parchi,gli effetti negativi del turismo di massa sulle popolazioni, conseguenziali ad una spietata cementificazione delle nostre coste, ed un’insofferenza palpabile verso le leggi liberticide emanate dallo stato-capitale per perpetuarsi e conservarsi.
Noi tutti ringraziamo i compagni e le compagne per la solidarietà dimostrata e riaffermiamo la nostra volontà di lotta contro il sistema vigente; le lotte sociali non moriranno finchè il sistema iniquo reggerà sullo sfruttamento dell’uomo sull’uomo.
VOGLIOSI DI RIABBRACCIARVI QUANTO PRIMA, SALUTI RIBELLI E RIVOLUZIONARI

Riccardo Sotgia
Federico Pais
Michele Deroma
Salvatore Nurra

Marzo 2001
Carcere “La rotonda”,Tempio

(preso da Senza Censura n. 5/2001)