Carcere | Asti – Nasce il blog/giornale dei prigionieri di Quarto Inferiore

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Da circa una settimana è attivo un blog/giornale che riporta la quotidianità, i pensieri e le suggestioni conflittuali dei prigionieri del carcere di Quarto Inferiore ad Asti.

Un’occasione per ricordare il presidio anticarcerario, in solidarietà con Andrea, Michele e tutti i prigionieri che si terrà sabato 30 agosto.

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Seguono alcuni estratti:

Carcere di Quarto Inferiore, Asti
23 Agosto 2014

Quando ad un detenuto di questa prigione arriva un vaglia passano almeno due settimane prima che possa spendere i soldi ricevuti.
Bisogna infatti attendere che l’agente responsabile si rechi all’ufficio postale, prelevi la somma e poi la depositi sul conto corrente.
Accade quindi molto spesso che un detenuto non possa neppure comprarsi le sigarette benché disponga del denaro necessario. Lunedì, giorno della settimana in cui vengono appunto consegnati tabacco e sigarette, un ragazzo marocchino appena arrivato nella sezione B2 si è trovato proprio in questa situazione. Dopo aver ricevuto dalle guardie solo risposte sbrigative e provocazioni, lui si rifiuta di entrare in cella per protesta. I secondini cercano di intimidirlo fino a che il clima non si esaspera, portandolo ad afferrare qualche lametta da barba e minacciare di ingoiarla in mezzo al corridoio. Soltanto dopo alcune ore, quando tutti gli altri detenuti sono ormai chiusi nelle celle, una “squadretta” irrompe in sezione. Ma basta tendere leggermente uno specchio oltre le sbarre per osservare riflessa la scena di cinque uomini in divisa che atterrano il ragazzo, gli levano le lamette di mano e lo colpiscono ripetutamente per poi trascinarlo in isolamento. Chi prova ad intervenire, anche soltanto per chiedere cosa stia succedendo, viene bruscamente zittito.  Nelle mattine dei giorni successivi tutti lo sentono urlare in cerca d’aiuto, ma presto viene trasferito in un altro carcere. D’altronde ci è capitato di sentire il consiglio professionale rivolto, all’ora del cambio turno, da un secondino navigato al giovane collega “ Trattali pure come bestie perché questo sono…”. Anche se oggi le guardie si fanno chiamare “assistenti”,  i costumi del mestiere uniscono le generazioni.

Carcere di Quarto Inferiore, Asti

La sera del 20 Agosto nella sezione B2
manca la luce.

Nulla di insolito, senonché un
detenuto che versa in precarie condizioni di salute viene colto da un
malore. Il secondino di turno non si trova al suo posto, ma ha
lasciato la sezione vuota per andare a far quattro chiacchiere con i
colleghi. Senza elettricità non funziona neppure il campanello che
consente di richiamare l’attenzione delle guardie da dentro le celle,
quindi non resta altra soluzione che battere con forza sulle sbarre e
gridare per chiedere soccorso. Dopo un quarto d’ora abbondante il
secondino si presenta, intimando stizzito di fare silenzio e
percorrendo il corridoio con ostentata flemma.

“Si muova! C’è un ragazzo che sta
male!” gli dicono in molti, a cui risponde con disinvoltura”
Calma, non c’è nessuna fretta…”. Nonostante si trovi in evidente
difetto, questo elemento non trova di meglio da fare che esibire
carta e penna, minacciando un rapporto disciplinare a tutta la
sezione per il trambusto fatto… tutto questo ancor prima di
avvertire gli infermieri perché assistano il malato. Un detenuto
prova a spiegargli la situazione e le circostanze d’emergenza che
hanno inevitabile fare una battitura, ma è inutile. Il detenuto in
questione non è uno abituato ad obbedire tacendo, perciò quando si
sente perfino zittire con prepotenza reagisce 1e colma la guardia
d’insulti.

Come risultato ottiene che il rapporto
collettivo diventi solo per lui. Si è trovato un capro espiatorio su
cui sfogare la frustrazione. Nel carcere di Asti i rapporti alla
sezione vengono agitati continuamente, per ricattare i detenuti ogni
volta che c’è una grana di cui non si trova il responsabile. Un po’
sono una ripicca e un po’ un incentivo a fare la spia. Ne abbiamo le
tasche piene, tanto più laddove l’irresponsabile negligenza di chi
ci controlla avrebbe potuto causare gravi conseguenze per uno di noi.