Tag Archives: Gli Scamiciati giornale

I Banditi Rossi

machorka fredc

Il Reprobo [Giovanni Gavilli]

Erano essi anarchici?
«Un’automobile lanciata a tutta corsa con uomini armati di pistole automatiche che spargono il terrore e la morte lungo il cammino, è cosa più moderna certo, ma non più pittoresca di un masnadiero ornato di piume ed armato di trombone che ferma e svaligia una carovana di viandanti, o del barone vestito di ferro, su cavallo bardato che impone la taglia ai villani; e non è cosa migliore».
Così scrive nel n. 2 di “Volontà” il Malatesta, emerito fabbricatore di coscienze rivoluzionarie, per provare irrefutabilmente che nessuno ha il diritto di considerare quegli uomini o quei delinquenti — se più vi piace — quali anarchici.
Continue reading I Banditi Rossi

L’azione individuale nella lotta sociale

02120a

B. Elia
La specie umana ha sempre avuto durante la sua evoluzione forze negative in opposizione a forze attive. E cioè, minoranze ribelli ad ogni forza costituita in maggioranza per far rispettare un loro programma sia colla forza della violenza, sia con leggi di sottomissione abituale, chiamate regole morali.
Ma noi possiamo riscontrare ben più indietro, nella storia, la lotta delle minoranze contro le maggioranze.
Continue reading L’azione individuale nella lotta sociale

Riformisti Anarchici

1914 uk

Il Carnefice [Giovanni Gavilli]
Le ragioni dell’imperversante ibridismo italiano, vanno ricercate principalmente nella mania di correr dietro alle riforme.
Ad esse si va – secondo gli autoritaristi – per graduali modificazioni della legge. Costoro sono logici; per essi la legge è indispensabile fondamento della vita pubblica e di quella privata. Mutare gli uomini, modificare i sistemi, applicare con giustizia la legge, moderare le pretese, avere riguardi agli svariati intricatissimi interessi dello Stato e dei cittadini, ecco il programma, i mezzi e l’obiettivo della lotta.
Continue reading Riformisti Anarchici

Gaetano Bresci

Wexford_victims_ashore,_1913

Giovanni Gavilli
Era il pomeriggio di Giovedì 19 Luglio 1900, una delle più ridenti giornate del cielo di Napoli, le cui magnifiche vie che conducono dalla Stazione al Porto, si sentivano frescheggiate da una carezzevole brezzolina confortatrice, ed erano gremite di popolo vestito a festa; attendevano il re, che veniva a salutare la prima spedizione italiana che da Napoli salpava per la Cina. Mi sorprese che non un grido di gioia o di protesta, di saluto o di collera echeggiasse fra la folla assiepata, anzi pigiata dietro i cordoni dei soldati schierati sui due marciapiedi della Via Umberto I, per dove doveva passare la vettura reale. Quel silenzio o quella moderazione non mi pareva e non era naturale alla folla napoletana, e poco dopo mi convinsi che non m’ingannavo; qualche cosa distraeva in quel momento il buon pubblico che aspettava paziente da quasi un’ora il passaggio del re, annunziato con grandi manifesti murali dal sindaco della città: giovani socialisti, fra i quali riconobbi uno dei maggiorenti dell’attuale socialismo napoletano, distribuivano numerose copie d’un manifestino stampato su carta rossa e firmato: «i socialisti».
Continue reading Gaetano Bresci