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MENTRE PARLA LA DINAMITE

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Dopo l’ultimatum dell’Alta Corte di Giustizia del Nord America, i compagni sparsi per tutto il mondo, non fecero rimanere in silenzio l’appello disperato lanciato da Boston.

Dall’Argentina al Cile, da Cuba all’Uruguay, e dalla stessa Unione, oltre lo sdegno verbale, anche la dinamite parla.

E’ di ieri la notizia dell’attentato contro un accusatore dei nostri compagni N. Saccco e B. Vanzetti; oggi il telegrafo ci annunzia, che gli altri testi d’accusa, sono vigilati dalla polizia, impauriti da sicure rappresaglie. Ma la dinamite ha altri obiettivi. Non solo attenta alle belve, ma anche ai suoi averi e ai suoi altari.

A tutto ciò che provenga e sia emanazione Nordamericana, appioppiamo il più violento e serrato sabotaggio.

Essi, i potenti degli Stati Uniti, vogliono la guerra. La guerra sia!…

(da Culmine – estratto da Severino di Giovanni, Il pensiero e l’Azione, edizioni Gratis)

 

Palabras de Juan Aliste y Marcelo Villarroel a lxs compañerxs de argentina (2013) es/en

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Es aquí donde la palabra solidaridad se torna fuego y praxis, es aquí donde cruzamos miradas cómplices, traspasando ficticias fronteras impuestas, fundiéndonos en un grito libertario, apuntando al centro del hedor capitalista y su son de miseria.Con un abrazo combativo saludamos toda vuestra solidaridad, el corazón se nos repleta al reconocernos en cada gesto, en cada axión y decisión. La rebeldía fecunda que nos permite dar la batalla y resistir tomando el control de nuestras propias vidas, surcando el oxígeno de la emancipación, desenmascarando toda forma de sometimiento, esclavitud o reformismo. Nada tenemos que ver con el Estado Capitalista incrustado históricamente en el consumo, la enajenación e indiferencia.
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PER L’ERTA SALITA….

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Con le forze dei muscoli e gli sprazzi del pensiero, uniti con tutti quelli che possiedono una mente fertile, sana, aperta ed un cuore palpitante ad ogni atto buono e leale.

Consci dell’enorme difficoltà a cui andiamo incontro, pur nondimeno ci spinge una forza arcana che unita a molte speranze, si alimenta in quella fede grandissima che e’ l’Anarchia.

E per la realizzazione di questa nostra aspirazione, confidiamo ancor più, nelle forze e nell’entusiasmo dei compagni di buona volontà.

 

Il Gruppo Editoriale

Culmine n. 1 agosto 1925

 

Nuestras ideas están en la cabeza de todo el Mundo

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Cuando los explotados nos rebelamos y declaramos la guerra al capital, la conciencia para ello no ha sido importada desde afuera ni por la burguesía ni por ningún grupo revolucionario. Así, en un sentido geográfico, cualquier “revolucionario” con resabios de nacionalismo nos dice que las ideas revolucionarias que se desarrollan en la actualidad provienen de Europa, queriéndonos hacer creer, y no inocentemente, la farsa nacionalista.
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L’«esercito» antifascista

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L’«esercito» antifascista ingrossa maledettamente, come un torrente limaccioso, torbido, che spinge innanzi a sé tutti i rottami della bufera, tutti gli schiantati del regime, l’accozzaglia più tenebrosa degli avventurieri…

 

Dobbiamo respingere lungi da noi tutta questa gentaccia da mercimonio infame, questi alchimisti della buona fede altrui, queste canaglie che nuotano tuttora nel sangue delle vi

ttime che hanno seminato copiosamente nel terreno da loro percorso… Mentre essi possono raccogliersi nel crogiuolo delle bassezze, possono anche chiamarsi antifascisti per poi aver più diritto di ereditare in un possibile decesso del fascismo, e fascistizzare a loro volta quando sono assisi sul trono del comando. Noi non possiamo loro proibire di dirsi antifascisti.

Ma che si agitino tra loro, che si abbraccino, che si amino, che si stringano tra loro, senza contaminarci, senza eguagliarci in questa parola: antifascismo, che per noi tiene un significato più rivoluzionario, più sublime, più insorgente. Non possiamo mai avere con essi — come con i fascisti — nessuna riconciliazione…

 

Perciò lontani dobbiamo stare da essi, come pure non aver contatti con nessuna classe di avventurieri, che possono da un momento all’altro essere i nostri più terribili maramaldi, i più abietti boccheciampi che come serpi velenose s’annidano nei nostri petti per poi lasciarci feriti coi loro morsi letali…Liberi, senza il ludibrio osceno dei contatti impuri, stando in allarmi contro il fascismo e contro l’antifascismo occasionale.

(…)

 

L’antifascismo nostro non è uno solo, onde incontriamo una camicia nera, o azzurra od anche rossa o di qualsiasi altro colore e che nasconde fini reazionari e tirannici, lì abbiamo il nostro bersaglio…

 

Nei diversi ambienti e tra i diversi ceti si formino ristretti comitati o gruppi di azione. Non è detto che ognuno debba compiere necessariamente atti violenti; ognuno compia invece quegli atti, di offesa al nemico, possibili, date le attitudini, le capacità e i mezzi dei componenti un determinato gruppo costituitosi per affinità e per reciproca fiducia. Che ciascun gruppo faccia e compia la sua parte di azione senza chiedersi quello che faranno gli altri gruppi.

 

Severino Di Giovanni