NECESSITÀ E VIRTÙ

copertina

“Guardatevi dal sofisma dell’effimero”
(Denis Diderot, Sogno di d’Alembert)

Può risultare “perdente”, in tutte le sue sfaccettature, la pubblicazione di un libro sulla guerra del Golfo Persico, ed anche sulle diatribe tra bellicismo e pacifismo, ora che la guerra è apparentemente terminata, che le sue immagini sono state assorbite, evacuate e quindi consumate, al pari delle opinioni in merito. A questo punto, pare che l’unico spazio rimasto sia quello, peraltro già ampiamente occupato, di competenza degli specialisti, siano essi storiografi, fini analisti della politica internazionale e delle mene diplomatiche o, molto più materialisticamente e forse volgarmente, strateghi militari o economisti esperti in “ricostruzioni”, i quali, sicuramente, sapranno trarre delle buone lezioni e degli ottimi profitti da questa guerra.
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QUALCOSA

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Alcune tesi sulla società capitalista neomoderna

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La società del capitale, intesa come società dell’alienazione generalizzata, della riproduzione iterativa e insignificante di merci, del lavoro estorto e del profitto conquistato dai singoli capitalisti, o da gruppi di essi, ha subìto un processo modificativo che ha portato all’integrazione dei vari aspetti. Questa integrazione è un processo di integrazione.
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Aids – La malattia come espressione delle fasi della civiltà

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di Riccardo d’Este

Le malattie sono evidentemente legate alle fasi di evoluzione (e talora di involuzione) della specie femino­umana, alle condizioni lavorative e sociali, alle questioni igieniche ed ambientali, ai rapporti sessuali tra gli individui, alle culture di un’epoca e così via; ed alla medicina, alle successive “scoperte” tecniche e scientifiche, alle forme di prevenzione e di cura delle principali malattie delle epoche precedenti. Con una piccola annotazione: le malattie che sembravano “sconfitte” dalla scienza medica e farmacologica a volte ritornano (si pensi alla tubercolosi che si considerava pressoché scomparsa e che ora sta riapparendo nel suo sinistro fulgore in ampi strati della popolazione planetaria).
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Riccardo d’Este, Malattia e società capitalista neomoderna

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Il rapporto che si ha con il proprio corpo, la sua caducità e dunque con la vita e con la morte; in questo senso l’AIDS risulta esemplare. Abbiamo già visto come non sia una malattia ma la possibilità di un gran numero di malattie. Il corpo, già espropriato delle sue capacità erotiche e creative, si vede così espropriato anche di usare le malattie come fasi della sua difesa ed eventualmente della sua rigenerazione. (…)
Avendo perso il senso del ciclo, avendo sovrapposto alla prima natura la seconda (il capitale), è al capitale stesso che si richiedono delle ipotetiche soluzioni. In particolare: alla scienza medica o alla morale o alla filosofia ecc. Nel buio di esistenze perdute si vedono soltanto i fuochi fatui.
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“Carcere dentro… carcere fuori… FUORI DAL CARCERE!” – volantino in 4 parti – Torino/Sanremo 1974

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Riccardo d’Este, Malattia e società capitalista neomoderna

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Riccardo d’Este, Malattia e società capitalista neomoderna, 24 pagine, 2.00 €
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Carcere: il coraggio necessario per abolirlo

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di Riccardo d’Este (1990)
«Un, due, tre … liberi tutti!» (Formula rituale di un gioco, il “nascondino”)
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Qualcosa

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Alcune tesi sulla società capitalista neomoderna

di Riccardo d’Este (1994)

[Pur non condividendo le considerazioni dell’Autore sul ruolo del lavoro nella società capitalistica contemporanea, ritengo che questo testo sia ricco di spunti e suggestioni altamente stimolanti. F.B.]
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Malattia e società capitalista neomoderna – Riccardo d’Este

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Riccardo d’Este, Malattia e società capitalista neomoderna, 24 pagine, 2.00 €

Il rapporto che si ha con il proprio corpo, la sua caducità e dunque con la vita e con la morte; in questo senso l’AIDS risulta esemplare. Abbiamo già visto come non sia una malattia ma la possibilità di un gran numero di malattie. Il corpo, già espropriato delle sue capacità erotiche e creative, si vede così espropriato anche di usare le malattie come fasi della sua difesa ed eventualmente della sua rigenerazione. (…)
Avendo perso il senso del ciclo, avendo sovrapposto alla prima natura la seconda (il capitale), è al capitale stesso che si richiedono delle ipotetiche soluzioni. In particolare: alla scienza medica o alla morale o alla filosofia ecc. Nel buio di esistenze perdute si vedono soltanto i fuochi fatui.

 

L’AIDS cammina con la società, con il capitale, con i sacerdoti medici. Siamo noi a doverci rifiutare di camminare con loro. Anche a costo della vita, che peraltro già ci fanno scontare nella sopravvivenza.
Come si è detto un tempo, e va costantemente ripetuto, «meglio una fine nell’abisso che un abisso senza fine». E forse, chissà, riusciremo a non farci male. Giocandocela

tutta subito, oggi, in rivolta.

http://www.porfidolibri.org/

Malattia e società capitalista neomoderna (Ed.Porfido, Torino 2007) – Riccardo D’Este

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Il sistema in cui siamo immersi fino al collo è un ingranaggio fatale ben oliato, del quale siamo, nostro malgrado, rotelle e bulloni. Quando un pezzo della macchina si guasta va riparato e rimesso al più presto in funzione; la medicina, i dottori e gli ospedali servono a questo: ripristinare rapidamente stati di efficienza (salute?) attraverso il bombardamento farmacologico. Il lavoro chiama, non possiamo permetterci di “perdere tempo” (ancora una volta, risulta evidente quanto “il tempo dell’uomo sia scandito dal tempo del capitale“!). La medicina moderna è strumento di controllo sulla popolazione e luogo di potere per chi ne è titolare; essa mira alla sopravvivenza delle persone: non alla qualità della loro vita, bensì alla sua mera quantità (“meglio una fine nell’abisso, che un abisso senza fine!“). La ricerca medica è il markenting della medicina, è la forza della sua propaganda nella misura in cui offre illusioni e speranze (che si rivelano spesso vane).
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